Mafia Nord Italia, la storia infinita della ‘Ndrangheta

Durante il processo Aemilia, alcuni "collaboratori di giustizia" che hanno collaboratori alle indagini, tra questi Luigi Bonaventura, dichiareranno che le ‘ndrine presenti in Emilia Romagna sono collegate con cosche presenti anche in Lombardia.

Camorra veneta
Camorra veneta

Cambiano prefetti, generali, questori e ministri dell’interno, ma la situazione al nord Italia, ormai in mano alla ‘ndrangheta, sembra non voler cambiare! La nostra non è né un’accusa né una polemica, ma solo la presa di coscienza del potere della ‘ndrangheta!

La potenza della mafia calabrese

Avevamo già scritto, qualche giorno fa, della potenza di questa “mafia calabrese”, tant’è che sono bastati le varie indagini e relativi processi: dalla indagine Black Money conclusasi nel 2013all’operazione Aemilia conclusasi nel 2015, l’operazione Tempio conclusasi a giugno 2017, ed ancora, nel 2016 viene sciolto per mafia il Comune di Brescello, nell’ottobre 2018, il più grande processo del nord Italia, Aemilia, si conclude con la richiesta da parte dei pm di 1700 anni di carcere nei confronti di 240 imputati, di cui 125 condannati, tra cui il noto giocatore di calcio VincenzoIaquinta a 2 anni di carcere e suo padre per associazione mafiosa a 19 anni, confermando l’esistenza a Reggio Emilia e provincia della’ndrina dei Grande Aracri, che secondo i giudici operava anche nel mantovano.

Processo Aemilia

Durante il processo Aemilia, alcuni “collaboratori di giustizia” che hanno collaboratori alle indagini, tra questi Luigi Bonaventura, dichiareranno che le ‘ndrine presenti in Emilia Romagna sono collegate con cosche presenti anche in Lombardia, le più potenti ‘ndrine calabresi che si scopriranno esistenti saranno: Amato, Grande Aracri, Nicoscia, Dragone e la militarizzata Vrenna-Bonaventura.

Ma a Reggio le cose non sono cambiate, sarà l’omertà delle persone, sarà la paura di denunciare, ma minacce ed estorsioni sono ritornate a crescere contro le attività commerciali con minacce e spari.

Ieri, sono arrestati i figli di Francesco Amato, condannato nel processo Aemilia per associazione mafiosa, e che nel novembre scorso si barricò dentro le Poste di Pieve Modolena, tenendo in ostaggio per ore cinque addetti.

I suoi figli, Mario, Cosimo e Michele adesso dovranno rispondere delle “minacce di estorsioni” e rispondere alle accuse del pentito Antonio Valerio che nell’ultima udienza del processo Aemilia ha recitato nella sua dichiarazione spontanea, quanto segue: “Gli Amato erano pronti a lottare per prendere il comando a Reggio Emilia, ma per farlo avrebbero dovuto sparare”.

In una settimana, le pizzerie prese di mira sono state le seguenti: La Perla di Cadelbosco Sopra, il 31 gennaio, poi, nella notte tra mercoledì e giovedì il Piedigrotta 3 di via Emilia Ospizio e infine il Paprika.

Indagine lampo

Una indagine lampo, a detta di molti, anche se abbiamo delle perplessità sul caso, visto il modo di agire e pensare delle ‘ndrine e se teniamo conto delle dichiarazioni del questore Sbordone, rilasciate l’8 febbraio al Tg Reggio,le perplessità aumentano, infatti è lo stesso questore a dichiarare quanto segue: “Tutti e 4 gli episodi sono collegati: è chiaro che c’è una strategia”.

Abbiamo le idee chiare, ma non chiarissime. E’ chiaro che c’è una strategia, uno o due episodi possono essere estemporanei, ma quattro… Questi sono messaggi da capire, non solo da noi”. 

A confermare il clima di paura e omertà è lo stesso questore: Non hanno denunciato – ha detto Sbordone – Non hanno potuto fare altro che confermare, quindi li sentiremo”. (fonte Reggionline)

Siamo certi che l’omertà è segno di paura, la vicenda che colpì il Comune di Brescello nel 2016 è visibile a tutti in due separati video.

Redazione CiSiamo
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