Perché “questo Paese” ridiventi Italia: “Ce la famo?”

Ora è tempo di ridare speranza a chi l'ha persa, vincendo le pastoie istituzionali, politiche e burocratiche, perché l'Italia torni ad essere il meraviglioso Paese che è.

Palazzo distrutto dal Terremoto a L'Aquila
Ora è tempo di ridare speranza alle vittime dei terremoti

Ora che una “politica nuova” ha dato Quota 100 e Card di cittadinanza, ci vorrebbe una nuova “impresa dei Mille” con ruspe, gru, pale e picconi al posto dei moschetti, per ridare dignità e vita agli italiani del terremoto. Ma nell’Italia “che guarda avanti” non ci sono nuovi Garibaldi, Bixio, Abba, né Cavour, per metterli dietro i capelli grigi e, nonostante tutto, la fascia tricolore, del Sindaco di Amatrice, e quelli di Accumoli, Arquata, Visso, Ussita, Norcia, Macerata.

Sappiamo com’è andata a L’Aquila, era ancora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e a capo della vecchia Protezione Civile c’era Guido Bertolaso: devastati ed allontanati entrambi dai sinistri giochi della politica. Poi la serie d’uso di Commissari Straordinari, Presidenti di Regione e Commissioni, Sindaci impotenti e inascoltati.

Ripensare l’Urgenza

Adesso, dopo le indegne passerelle navali per tentare di rimanere in vista dopo una disfatta senza perdono, c’è bisogno di prendere una strada diversa. “Prima gli Italiani”, davvero. Cominciando a ripensare l’Urgenza: in Abruzzo, nelle Marche, in Umbria. A sgombrare le macerie, a riaprire le strade, a smantellare containers rugginosi e tende rimaste. E iniziare a “rammendare” i territori, ristrutturando e ricostruendo case, botteghe, laboratori e capannoni, restituendo lavoro e dignità a chi è stato colpito dalla violenza sotto i piedi.

Per riportare nei “crateri” la vita. Il terremoto è passato, ma sono passati anche i mesi, gli anni. Dopo il gelo torna la primavera, c’è bisogno di una nuova “impresa”, in camicia verde stavolta, non di lega, di Speranza !

Ridare speranza

“Aiutiamoli a casa loro”, senza scomodare altri continenti. Ce li abbiamo in casa quelli da aiutare. Vincendo le pastoie istituzionali, politiche e burocratiche, riaprendo al futuro e alla speranza la gente “nostra” avvilita e sofferente, trascurata da un buonismo di terz’ordine, “non governativo”, mascherato e dedito ad altro, molto spesso a nascondere loschi affari, ruberie e arricchimenti oscuri, facili e senza controllo.

Che l’Italia ridiventi Italia

E’ tempo che “questo Paese” ridiventi Italia. Patria. Una terra bellissima, di città e borghi straordinari, di monti e boschi splendidi, di marine costiere e isole accoglienti. Finalmente in pace dopo i martiri caduti e dimenticati, dopo le guerre e i combattimenti aspri e devastanti di un secolo di sangue e dolore. Questa terra di pensatori, naviganti e poeti, sognatori illuminati dalla cultura e dai valori ideali e di civiltà degli uomini. E delle donne, che il loro posto, ora “accanto”, se lo sono conquistato, in cattedra e sugli scranni parlamentari, in tailleur, in divisa o in camice nei laboratori della scienza e negli ospedali, al volante degli autobus o capitreno in ferrovia, sui libri e i giornali di carta e della rete, nei dibattiti in TV.

Ora, uomini e donne insieme: gli “italiani”, senza altre sterili e aride contrapposizioni dovremmo aprire al futuro. “Ce la famo”?

Redazione CiSiamo
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