Clan Trigila squarciato dalla DDA di Catania

Con droga, estorsioni, detenzioni di armi e minacce varie, il clan Trigila da anni tiene in mano le città di Noto, Avola e Floridia (quest’ultimo insieme al clan Aparo).

La DDA di Catania fa fuori quel che resta del
La DDA di Catania fa fuori quel che resta del "famigerato clan Trigila".

Siracusa. Da Noto, passando per Avola e Floridia, tre Comuni della provincia di Siracusa, fino a Messina, Novara e Milano, attraverso le porte della ‘Ndrangheta,c on l’operazione “Vecchia Maniera” la DDA di Catania fa fuori quel che resta del “famigerato clan Trigila”.

Con droga, estorsioni, detenzioni di armi e minacce varie, il clan Trigila con tanti “picciotti” da anni tiene in mano le città di Noto, Avola e Floridia (quest’ultimo insieme al clan Aparo), mentre l’omertà della politica locale e di alcune associazioni antimafia gridano “la mafia non esiste”, oppure “parlando di mafia roviniamo il turismo” ed ancora “è solo delinquenzialismo comune dettato dalla fame”.

“Il boss”

Per tale motivo, stamane, a testimonianza delle ennesima operazione coordinata dalla DDA le ordinanze sono giunte nuovamente al temerario e reggente del clan Trigila di Noto, “il boss” Angelo Monaco e il suo fidato braccio destro Pietro Crescimone più 7 “picciotti”.

Le ordinanze di custodia cautelari sono giunte fino alle città di Messina, Milano e Novara, dove le autorità hanno eseguito a vari affiliati i reati di estorsione e detenzione di armi.

“Vecchia Maniera”

“Vecchia Maniera”, termine azzeccato dalla procura DDA di Catania, come per dire che i loro affari criminosi sono sempre “traffico di stupefacenti e pizzo”.

Per i magistrati non ci sono dubbi, la figura principale rimane quella di Angelo Monaco, indicato come reggente del clan Trigila di Noto, che avrebbe fatto accordi con la ‘Ndrangheta Calabria per l’approvvigionamento della droga.

Un mezzo “capo dei capi” che deve rivolgersi a chi si è evoluta: “la ‘ndragheta”, che già nel maggio del 2017 a Villa S.Giovanni (tanto che è scaltro) “il boss che ha accumulato arresti e condanne”, Angelo Monaco insieme al socio Pietro Crescimone furono arrestati con 71 chili di hashish!

I magistrati contestano, inoltre, una intimidazione ai danni di una azienda impegnata nella realizzazione dei lavori sulla Siracusa-Catania, avvenuta nella notte tra il 19 ed il 20 maggio del 2017 dal boss – gangster Angelo Monaco e dei suoi affiliati pistoleri Lao Rubbino e Crescimone che senza paura della “morte” ingaggiavano uno scontro a fuoco contro i mezzi dell’impresa edile.

Coraggiosi questi mafiosi che imprimono “omertà” e danno dell’ “infame” a chi come me svolge un lavoro per la collettività, per essere poi aggredito e minacciato

Purtroppo, questi criminali, hanno dimenticato che ci siamo evoluti e che le autorità, a cui siamo grati, intercettavano le loro chiamate telefoniche, tra cui una,in cui il “boss” Monaco rivolgendosi ad un imprenditore affermava:“Sono venuto tre volte, non vengo piu’ “.

Minacce e intimidazioni, questo sanno fare, anche per l’acquisto (come nella telefonata intercettata) per l’acquisto di una partita di pedane in legno,questa volta – secondo la procura – a far visita all’imprenditore per intimidirlo,sarebbe intervenuta a fargli visita il gruppo insieme alla moglie del “capo dei capi storico” boss di Noto, Antonino Trigila, detto “Pinnintula” .

Il resoconto finale

Nel resoconto finale dell’operazione Vecchia Maniera” , secondo quanto ricostruito DDA, si evince:

l’esponente del vertice del clan mafioso dei Trigila, affiancato dalla moglie e dal suo braccio destro, avrebbe promosso, diretto e organizzato un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, immettendo in tutta la provincia di Siracusa ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti grazie ai legami instaurati nel corso della sua lunga carriera criminale, inoltre metteva in atto intimidazioni mafiose a colpi di arma da fuoco e incendio di mezzi ai danni di ditte che non si piegavano alle richieste estorsive.

Sono in carcere Hamid Aliani, 56 anni, marocchino; Nunziatina Bianca, 62 anni, di Noto; Pietro Crescimone, 57 anni, di Lucca sicula; Elisabetta Di Mari, 54 anni, di Siracusa; Giuseppe Lao, 48 anni, di Rosolini; Said Lemaifi, 50 anni, marocchino espulso dall’Italia il 4 dicembre scorso; Angelo Monaco, 63 anni, di Rosolini, e Antonino Rubbino, 51 anni, di Rosolini. Due persone di origine marocchina sono sfuggite alla retata e attualmente sono ricercati.

Redazione CiSiamo
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