Sentenze pilotate e corruzione al Consiglio di Stato, quattro arresti

Le indagini hanno portato agli arresti domiciliari quattro persone. Di cui una, Pippo Gennuso, deputato dell'Assemblea Regionale Siciliana, sarebbe irreperibile.

Giuseppe Gennuso
Arrestate quattro persone in Sicilia per un giro di corruzione da 150mila euro

Quattro arresti in totale per sentenze pilotate, ma uno dei tre è irreperibile, guardacaso dopo essere stato pizzicato (speriamo che lo assolvano) per la seconda volta in meno di un anno, il suo nome è Pippo Gennuso, deputato ARS.

Per la gip di Roma, Daniela Caramico D’Auria, che ha emesso l’ordinanza cautelare per noti esponenti del diritto e un deputato regionale, gli indagati «hanno posto a disposizione dei privati la loro funzione, contravvenendo ai doveri di imparzialità e terzietà e ricevendo in cambio un’utilità economica», per la modifica cifra, per uso corruzione , di 150mila euro.

Gli arresti

Agli arresti domiciliari, dunque, sono finiti: il giudice Nicola Russo (per la cronaca già coinvolto in altre vicende giudiziarie), Raffaele Maria De Lipsis, ex Presidente del consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia (anche lui coinvolto in altre vicende giudiziarie), Luigi Pietro Maria Caruso e niente poco di meno, a meno del suo arresto e rilascio per una accusa di compravendita di voti, poi sfociata in un nulla di fatto, il deputato dell’Assemblea regionale siciliana, Giuseppe (Pippo) Gennuso. A  quest’ultimo l’ordinanza non è stata eseguita perché, al momento, risulta irreperibile. Il reato contestato, comunque, è corruzione in atti giudiziari.

L’indagine

L’indagine sviluppata a seguito alle dichiarazioni di questi mesi dagli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore – finiti agli arrestati lo scorso febbraio per un altro filone d’inchiesta – hanno dato il via alla contestazione odierna dopo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo.

Le accuse per Nicola Russo

Nicola Russo, giudice del consiglio di Stato – immediatamente sospeso – e all’ex presidente del Cga della Sicilia, De Lipsis , vengono contestate tre vicende tratte dalle dichiarazioni del raccontato dall’avvocato Amara; Russo – secondo il racconto di Amara –  avrebbe ottenuto da lui circa 80mila euro (più altri 60mila promessi), per aggiustare alcune sentenze. L’intermediario, secondo quanto accertato dagli inquirenti, sarebbe stato l’avvocato Stefano Vinti.

Il ruolo di Stefano Vinti

Il nome di Stefano Vinti salta fuori da una intercettazione degli inquirenti relativa al caso Consip; in tale registrazione Alfredo Romeo e Italo Bocchino, finiti nel caso Consip, parlando dell’avvocato affermano che «comprava cause a blocchi»

De Lipsis

L’ex Presidente del Cga della Sicilia, De Lipsis, invece, avrebbe ottenuto tangenti per 80mila euro per intervenire su alcune sentenze. Tra queste una in cui Amara rappresentava una società, ed a cui De Lipsis, favoriva la nomina di consulenti graditi sia ad Amara che Calafiore, facendo ottenere alla società di quest’ultimi un risarcimento dall’ente comunale di 24 milioni di euro. Purtroppo per loro, poi esplose il caso giudiziario denominato Sistema Siracusa e la società adesso dovrà restituirli. Per questa operazione criminosa, De Lipsis avrebbe ottenuto 50mila euro di tangenti.

L’elezione di Gennuso

Infine, sempre il buon ex Presidente del Cga sarebbe intervenuto – in qualità di Presidente del collegio – nella vicenda relativa al ricorso presentato da Giuseppe (Pippo) Gennuso dopo la sua storpiata mancata elezione alle Amministrative del 2012 In questo caso, anomalo, il tribunale amministrativo annullò quel risultato elettorale di Siracusa favorendo Gennuso che naturalmente e gloriosamente venne rieletto, per la modica cifra a favore del giudice di 30mila euro.

Redazione CiSiamo
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