James Brown vera causa della morte: lo scoop della CNN

La morte di Brown era sempre stata ammantata da un alone di mistero al di là di due fattori: una storia clinica evidente perché riportata su documenti ufficiali e quel certo clima da “si dice” che di solito ammanta le leggende e che occhieggia a boiate maiuscole.

James Brown
James Brown

Un dottore dubbioso, un amico vampiro e una figlia con una tomba in giardino. Sono questi gli elementi del giallo che da qualche ora sta appassionando l’America e il mondo. Perché se si parla di James Brown, inutile negarlo, i toni da cronaca nera non sembrano mai una forzatura.

Un’inchiesta della Cnn avrebbe infatti dato polpa alla tesi per cui il “Padrino del soul” non sia morto di infarto ma per cause esterne. Forse addirittura per in intervento volontario che mirava a ucciderlo. Ma procediamo per gradi. James Brown muore il giorno di Natale del 2006; uno come lui non poteva andarsene in un giorno qualunque.

La morte di James Brown

Dopo mezzo secolo di carriera e assoluta premiership fra i grandi pionieri di gospel, funky, blues, soul e perfino rap, l’immenso artista dal carattere irruento e “easy gun” sia arrende a un infarto figlio di una polmonite in quel di Atlanta, nella stessa Georgia che lui aveva sempre indicato come sua patria, salvo poi insinuare lui stesso dubbi e ripiegare sulla Carolina del Sud, secondo la leggenda per tigna nei confronti di Ray Charles che in Georgia era diventato più idolo di lui.

L’alone di mistero

La morte di Brown era sempre stata ammantata da un alone di mistero al di là di due fattori: una storia clinica evidente perché riportata su documenti ufficiali e quel certo clima da “si dice” che di solito ammanta le leggende e che occhieggia a boiate maiuscole, tipo Elvis che è vivo e fa il parrucchiere ad Ascoli Piceno.

Inchiesta della Cnn

Su quei dubbi si è incistata l’inchiesta della Cnn che ha portato a oltre 150 interviste di persone che conobbero Brown. Fra di esse un nucleo ristretto di coloro che avrebbero informazioni sui giorni precedenti la sua morte. Informazioni bomba: primo fra tutto il dottor Marwin Crawford, che firmò il suo certificato di morte ad Atlanta. Secondo lui James “peggiorò troppo rapidamente. Cosa sia davvero accaduto in quella stanza io non lo so”.

La dose di eroina

L’allusione è al fatto, mai comprovato perché riportato alla Abc nel 2008 solo da un infermiere in servizio all’epoca che poi si scoprì essere un tossicodipendente e un ladro di psicofarmaci e che era morto, che Brown avesse chiesto a amici fidati di procurargli una dose di eroina con cui rendere la sua degenza più sopportabile.

Il campione di sangue

Tutto potrebbe essere risolto analizzando il campione di sangue che Andres Withe, amico di Brown, ha asserito di aver prelevato da un tubicino della flebo del malato. Lui dice di essersi insospettito dal peggiorare delle sue condizioni; logica e qualche altro teste affermano invece che l’uomo si procurò una “reliquia” medica solo per farci danè in qualche modo.

E veniamo alle figlie: la prima, Yamma, avrebbe eluso le domande dei giornalisti sulla necessità di fare un’autopsia nuova di pacca ai resti di suo padre. La seconda, Deanna, che pare abbia quei resti sepolti nel giardino di casa, non ha confermato la notizia. Una cosa è certa: al momento del suo decesso James Brown era plurimilionario.

Oggi, se potesse vedere come si gratta sulla sua morte invece di raccogliere i doni della sua esistenza quel selvaggio “I Feel good” proprio non lo ululerebbe.

Redazione CiSiamo
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