Voto di scambio politico mafioso, guai per altri amministratori della Campania

Voti in vendita per favorire candidati alle elezioni regionali del 2015 e l'obbligo di servirsi di una sola società per l'affissione dei manifesti di propaganda, l'Antimafia mette a segno il secondo scacco in due giorni contro l'accoppiata camorra-politica in Campania.

Sono in tutto 17 gli arresti messi in atto dalla Dda di Napoli stamane, più due divieti di dimora e 11 persone indagate e piede libero.
Sono in tutto 17 gli arresti messi in atto dalla Dda di Napoli stamane, più due divieti di dimora e 11 persone indagate e piede libero.

Altri due amministratori campani arrestati per aver brigato con la camorra casertana: si tratta del’ex vice sindaco di Caserta Pasquale Corvino e del’ex sindaco di San Marcellino Pasquale Carbone. I due sono in buona compagnia. Voti in vendita per favorire candidati alle elezioni regionali del 2015 e l’obbligo di servirsi di una sola società per l’affissione dei manifesti di propaganda, l’Antimafia mette a segno il secondo scacco in due giorni contro l’accoppiata camorra-politica in Campania. Per l’Agro Aversano sa di scacco matto.

Gli arresti

Sono in tutto 17 gli arresti messi in atto dalla Dda di Napoli stamane, più due divieti di dimora e 11 persone indagate e piede libero. Fra queste ultime anche una ex consigliera comunale di Caserta, compagna di Carmine Antropoli, ex sindaco di Capua arrestato lunedì perché sospettato di aver commissionato un pestaggio a danno di un avversario politico.

Con lei era finito indagato anche un politico poi divenuto consigliere regionale, che però era deceduto a maggio dell’anno scorso. Entrambi militavano nelle file di Forza Italia. Stamane il blitz con cui il Gip competente ha messo suggello al lavoro degli inquirenti con gli arresti, 12 in carcere e 5 ai domiciliari.

Clan Belforte

A muovere le fila di un complicato e devastante meccanismo gli affiliati del clan Belforte, sui quali si stava indagando originariamente per un vasto giro di spaccio.

Chi ha seguito le cronache dei “malommi” aversani e gli articoli di CI Siamo.info su quelle indagini sa che quel faldone, in queste settimane, ha prodotto “figliate” importanti, con filoni clamorosi sia in merito a omicidi eccellenti che alle delicate indagini sui rapporti fra politica e clan. Merito anche di un gruppo di collaboratori di giustizia che sta fornendo elementi sostanziali e univoci agli inquirenti.

L’indagine

Due i filoni di indagine: il primo, che aveva preso in esame le minacce, le intimidazioni e gli agguati agli addetti all’affissione dei manifesti elettorali di quella concitata chiamata alle urne.

Tutto serviva a “convincere”, con le buone o con le cattive, i candidati a servirsi della società Clean Service. I pizzini inviati dal carcere da Giovanni Capone non lasciavano adito a dubbi: o per affiggere ci si serviva di quella società o le cose sarebbero finite male per tutti. La libertà contrattuale dei candidati ne uscì zoppa e, con essa, presumibilmente ma non per tabulas, anche serenità e congruità del’esito elettorale.

Voto di scambio politico mafioso

Il secondo filone di indagine è ancora più corposo perché poggia sulla profilazione del voto di scambio politico mafioso. Un candidato mette in moto un intermediario e raggiunge i referenti del clan per un aiuto: ci vogliono 7000 euro per avere i voti del clan, che se li va a procurare in pacchetti dopo accurati giri nei rioni popolari di Caserta, al Rione Cappiello ed al Parco Santa Rosalia.

Lì, di disperati disposti a ubbidire e di affiliati pronti a farlo in un attimo ce n’è in abbondanza. Le indagini dei carabinieri stavano attenzionando quelle zone per l’originaria indagine sullo spaccio riconducibile ai “Mazzacane”e all’inizio i militari non sospettavano di poter incappare anche in quel perverso meccanismo che mortificava in una sola volta legge, democrazia e libertà individuali.

L’arresto di un attacchino e una buona chiacchierata con il magistrato, poi suffragata dalle dichiarazioni di un paio di gole profonde avevano fatto il resto.

Redazione CiSiamo
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