Sea Watch 3, ultime notizie: Ong e Procura smentiscono Toninelli

Le dichiarazioni del Ministro Toninelli riguardanti la Sea Watch sono state smentite dalla portavoce dell'Ong Giorgia Linardi e dal magistrato Carmelo Zuccaro.

Sea Watch 3
Sea Watch 3, smentite le dichiarazioni di Toninelli


Una doppia smentita al Ministro Toninelli sul caso della Sea Watch. Arrivano da canali differenti ma di calibro non certo leggero le ultime dichiarazioni fattuali che mettono in imbarazzo (ti pareva) il titolare di Trasporti ed Infrastrutture in merito alla nave-ong Sea Watch, che ha da poco concluso la lunga odissea burocratica ed umana per lo sbarco dei 47 migranti a bordo.

L’ufficio stampa della Ong e un magistrato italiano hanno infatti messo nero su bianco alcune precisazioni che, comunque la si pensi, ridisegnano incisivamente il quadro in cui il Ministro collocava natante e contesto del suo agire.

Le smentite a Toninelli

Veniano a bomba. La prima affermazione di Toninelli era quella per cui la Sea Watch era in stato di fermo amministrativo perché strutturalmente e burocraticamente non deputata al salvataggio; sarebbe stata un “Pleasure yacht”. Messa così pare che la sirena della nave strombazzasse “Mare profumo di mare“. Non è così.

La dichiarazione di Giorgia Linardi

La portavoce della Ong, Giorgia Linardi, ha testualmente dichiarato in un tweet e con una nota: “Facciamo chiarezza, non ci troviamo in stato di blocco amministrativo. La Guardia Costiera ha presentato una relazione ispettiva relativa all’attività (…). Sono state riscontrate alcune piccole attività da fare a bordo per poter partire in sicurezza. Si tratta di piccole attività tecniche che riguardano una nave che non tocca terra dal 14 dicembre e che dovrebbero permetterci di ripartire al più presto. Per quanto riguarda la registrazione, la Sea Watch è iscritta nel registro reale olandese come nave da diporto e il suo uso è quello di nave da soccorso. In Italia, per le sue dimensioni, non potrebbe avvenire ciò, ma in Olanda tutto questo è permesso. Le autorità lo hanno già certificato quando la nave è rimasta ferma in maniera immotivata a Malta per quattro mesi. A breve pubblicheremo tutta la documentazione relativa”.

La seconda smentita

Il capitolo due delle dolenti note in quanto ad affermazioni del Ministro è a firma di Carmelo Zuccaro, Procuratore capo di Catania, uno che, per ruolo e storico personale nel contrasto all’immigrazione clandestina, non si può certo dire che sia “tirabile per la giacchetta” in quanto a buonismo da marineria. Il magistrato ha in pratica smentito ogni addebito penale a carico della condotta della Sea Watch, isolando solo il profilo di traffico di esseri umani che però è a carico di ignoti (presumibilmente i libici che hanno organizzato il viaggio dei 47 migranti). “Non è stato commesso alcun rilievo penale – scrive Zuccaro – nella condotta dei responsabili della Sea Watch 3″ (fonte Giornalettismo). Il soccorso e le modalità dello stesso ai migranti erano inevitabili.

La necessità di dirigersi verso l’Italia

La cronistoria è categorica: alle 10,24 del 19 gennaio l’avvistamento da parte di un aereo Moonbird, poi i contatti abortiti con la Guardia Costiera libica, i cui operatori fanno finta di non capire i messaggi in inglese. Il centro di coordinamento di Roma che conferma questa impossibilità di dialogo. E’ qui che si sostanzia la smentita bis a Toninelli, che aveva invece tuonato contro la presunta decisione di non attendere il soccorso della Guardia costiera libica, decisione di fatto mai presa, per tabulas; avevano atteso eccome. La Sea Watch infatti, secondo le carte della procura etnea, giunge per il salvataggio e attende in zona Sar, per poi fare poi rotta verso l’Italia e non verso la Tunisia perché, scrive il procuratore Zuccaro, “quella direzione avrebbe costretto la nave a muoversi in direzione della perturbazione”.

Redazione CiSiamo
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