Attentato Santuario Pompei: si impicca in cella l’attentatore

Si è impiccato nella sua cella all'OPG di Aversa l'algerino di 22 anni che lo scorso marzo si era lanciato con un'auto contro il Santuario della Madonna di Pompei.

Santuario della Madonna di Pompei
Si è impiccato l'attentatore del Santuario della Madonna di Pompei


Venne arrestato per essersi lanciato con un veicolo contro un santuario religioso in Campania, due giorni fa si è impiccato nella cella del carcere dove stava scontando la pena. E’ mistero fitto sul gesto di Osman Jridi, un cittadino algerino che, nella giornata di venerdì, ha deciso di farla finita mettendosi un cappio al collo in quel di Aversa, nell’OPG in cui è detenuto.

L’uomo era stato soccorso dagli agenti e trasportato all’ospedale Moscati, dove si trova in prognosi riservata. Sui motivi di quel gesto intanto e sulle probabili correlazioni con il clamoroso blitz che lo aveva portato in detenzione, è stata aperta una delicata indagine.

La dinamica dell’attentato

Il 29 marzo del 2018 la quiete ieratica del Santuario della Madonna di Pompei, meta di migliaia di pellegrini da ogni parte del mondo, venne rotta da grida concitate ed altissime. Un uomo si era schiantato a bordo di un veicolo a ridosso delle fioriere che cinturavano l’ingresso delle imponente basilica. Ad essere arrestato per quel gesto fu un 22enne algerino in odor di radicalizzazione che, in sede di interrogatorio, disse di aver compiuto quel gesto “In nome di Allah”. L’uomo era stato espulso dalla Francia e successivamente dal Questore di Cagliari. In aula, di fronte al giudice Iannone (esperta di terrorismo islamico) il giovane, che aveva ammesso anche di aver assunto droghe prima di intraprendere il blitz, aveva dato prova concettuale ma non empirica delle sue motivazioni religiose salmodiando in arabo.

Le accuse verso Jridi

Le dinamiche di quel crimine vennero chiarite in sede dibattimentale: percorrendo via Bartolo Longo a forte velocità e in mezzo ai fedeli, l’uomo si era infranto con un’auto precedentemente rubata contro le barriere che proteggevano la basilica. Attenzione: a Jridi vennero contestati solo il furto e le false dichiarazioni a pubblico ufficiale. Il giudice però profilò in motivazione un quadro molto delicato a carico dell’uomo e spedì gli atti all’Antiterrorismo; troppo delicati contesto ed ingredienti della vicenda, con location, spettro integralismo e attacchi simili che falcidiavano l’Europa. Il fascicolo bis era andato avanti in questi mesi, ma la detenzione di Jridi pare, da fonti interne, che non fosse poi così “leggera”. Un preciso filone di indagine, tutto da confermare, parla di minacce messe in atto contro il giovane dagli altri detenuti, secondo un codice da “malommi” ancora molto diffuso che vede i criminali convenzionali prendere le distanze e sovente attaccare direttamente soggetti condannati per violenze sui bambini e per atti di presunto integralismo islamico.

Tutto da confermare, ovvio, ma lo storico c’è: l’uomo si è impiccato, poco dopo le 16.00 di venerdì, nella sua cella prima che l’Antiterrorismo dicesse la sua sulla parte più delicata del fascicolo aperto su di lui dopo l’arresto e quel clamoroso gesto. Fino a ieri le sue condizioni erano gravi.

Redazione CiSiamo
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