Voto alle donne in Italia, il 1 febbraio 1945 riconosciuto il voto femminile

La prima occasione di voto per le donne sono state le elezioni amministrative fra il marzo e l'aprile del 1946. Subito dopo, il 2 giugno 46, hanno votato insieme agli uomini per il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica.

Il volto
Il volto "simbolo" di Anna Iberti, sovrapposta a una copia del Corriere della Sera

Nel 1945 il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi riconosce per la prima volta il voto femminile. Oggi, infatti, per l’Italia, ricorre una data importante: il suffragio universale.  L’estensione porta la firma di Umberto di Savoia, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi. Dovrà passare però ancora un anno prima che che le donne abbiano la possibilità anche di essere anche elette, oltre che eleggere.

La prima occasione di voto per le donne sono state le elezioni amministrative fra il marzo e l’aprile del 1946. Subito dopo, il 2 giugno 46, hanno votato insieme agli uomini per il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica.

Il significato del voto alle donne

Abbiamo pensato un po’ a cosa voglia dire oggi questa data. Se abbia senso ricordarla. Parlare dei diritti delle donne è sempre difficile, o si passa per femministi o per oscurantisti, quando invece è un argomento su cui non andrebbero apposte etichette. Ma poi abbiamo deciso che sì, era importante ricordarlo.

Oggi diamo per scontato il suffragio universale. Spesso dimentichiamo che fino a pochi anni fa le donne non avevano questo diritto. Ed è importante ricordarlo soprattutto quando quasi non passa giorno in cui sulle pagine dei quotidiani non si riportino notizie riguardanti la violenza sulle donne. Anche noi donne spesso ci dimentichiamo il nostro stesso valore. Non solo come “angeli del focolare”, ma anche come soggetti autonomi e pensanti, come soggetti sociali e politici che hanno autonomia di pensiero e di volontà. E ricordare una data come questa, in cui le donne vengono riconosciute dagli uomini come soggetti autonomi, che possono avere una volontà indipendente da quella del padre o del marito, è importante per ricordare a noi stesse proprio questo: il nostro valore.

La parità di diritti non dove essere solo istituzionale, ma è necessario viverla ogni giorno affinché le cose cambino. Non bastano le politiche “rosa”, che favoriscono nominalmente la partecipazione alla vita sociale delle donne, se poi in Italia 25mila donne devono ancora smettere di lavorare per accudire i figli, perché non sono sufficientemente tutelate (e questa è solo l’ultima polemica accessi giusto in questi giorni). Non bastano le politiche a favore dell’aborto se poi lo Stato non riesce a garantire i servizi per la loro applicazione, costringendo molte donne a un calvario.

Ricordare il giorno in cui per legge abbiamo avuto la possibilità di decidere per noi stesse serve a questo: a ricordare a tutti il nostro valore.

Redazione CiSiamo
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