Immigrati di Palermo si ribellano al “racket” nei vicoli di Ballarò

I criminali palermitani del rione Ballarò, sono stati processati ed il pubblico ministero Bruno Brucoli ha chiesto pene pesantissime; per i fratelli Rubino le pene più alte: 16, 15 e 9 anni.

Immigrati si ribellano al pizzo
Immigrati si ribellano al pizzo

Nel maggio del 2016, ormai stanchi di pagare il racket con i piccoli guadagni dai vicoli di Ballarò di Palermo, dei piccoli commercianti bengalesi con l’appoggio dell’associazione Addio Pizzo reagirono, si rifiutarono di pagare il famoso “pizzo” ai boss palermitani spedendoli in galera.

I commercianti denunciarono i soprusi, le vessazioni e le umiliazioni dei “picciotti” che riscuotevano il pizzo, così il più pericolo dei criminali Emanuele Rubino sparò alla testa di Yusupha Susso, un giovane del Gambia, che si era opposto al pagamento dicendogli “Tu da qui non passi“.

Il gruppo criminale

Bastò questo per far scattare il blitz e le manette, a firma del procuratore capo Francesco Lo Voi, dell’aggiunto Leo Agueci e dei sostituti Sergio Demontis ed Ennio Petrigni, nei confronti del gruppo criminale composto da: Giuseppe, Emanuele e Giacomo Rubino, Vincenzo Centineo, Giovanni Castronovo, Emanuele Campo, Alfredo Caruso, Carlo Fortuna, Bruno Siragusa e Alessandro Cutrona, con le accuse di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, ma anche della discriminazione razziale.

Una lezione di vita e di dignità in una Palermo dove in tanti si piegano al “racket” senza denunciare!

I criminali palermitani del rione Ballarò, sono stati processati ed il pubblico ministero Bruno Brucoli ha chiesto pene pesantissime; per i fratelli Rubino le pene più alte: 16, 15 e 9 anni.

In primo grado, Emanuele Rubino venne condannato a 12 anni di carcere.

Secondo gli avvocati della Federazione Addiopizzo, il clan Rubino avrebbe dettato legge pronunciando ai piccoli commercianti la seguente frase: “Questi me li dai per i carcerati e se fai denuncia ti ammazzo”.

Si sono costituiti parte civili: il Centro Studi Pio La Torre e Sos Impresa, assistiti dagli avvocati Ettore Barcellona, Francesco Cutraro e Fausto Amato.

L’avvocato D’Antoni, di Addiopizzo, ha dichiarato in aula: “Da diversi anni non accadeva che più commercianti della stessa strada o quartiere denunciassero collettivamente gli stessi esattori del pizzo. Per la verità oggi registriamo, nei procedimenti penali in corso, una rinnovata resistenza culturale in ragione della quale quasi sempre abbiamo una sostanziale acquiescenza da parte dei commercianti al pagamento del pizzo. Non mancano, poi, ipotesi sempre più frequenti di vera e propria compiacenza e contiguità al fenomeno delle estorsioni e dunque omertà e insuperabile resistenza alla denuncia. Ecco perché noi italiani oggi dobbiamo imparare la lezione da chi italiano non è”.

Redazione CiSiamo
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