Facebook sul luogo di lavoro, licenziata segretaria

"Il problema è che ci troviamo di fronte a una indiscutibile vacuità normativa in tema di social network". Ha spiegato il sociologo Paolo De Nardis,

Navigator, slittano su
Bando navigator (foto repertorio)

Una segretaria di uno studio medico è stata licenziata dopo aver effettuato oltre 6000 accessi al web, di cui 4500 su facebook. La Cassazione ha confermato in via definitiva il verdetto di licenziamento. “Il problema è che ci troviamo di fronte a una indiscutibile vacuità normativa in tema di social network”. Ha spiegato il sociologo Paolo De Nardis, ordinario di sociologia all’Università La Sapienza. “Non esiste una legislazione precisa sull’argomento. Il lavoro delle corti giudicanti non può basarsi su presupporti e parametri concreti e quindi si finisce per giudicare secondo il senso comune”.

L’assenza di norme

Bisogna affrontare il tema dei social non solo sotto il profilo educativo e comportamentale, ma anche – spiega De Nardis – dal punto di vista della normazione giuridica. In caso contrario è naturale che la valutazione risenta dell’orientamento soggettivo. In assenza di norme, chi può stabilire quando si va al di là del lecito, quando si oltrepassa il limite?’

Michele Sorice, direttore del Centre for Conflict and Participation Studies dell’università Luiss, osserva: “I social fanno ormai parte integrante della vita quotidiana, bisogna tenere conto che vengono sempre più spesso utilizzati anche come strumento di lavoro. Ecco perché bisogna distinguere caso per caso, a seconda delle mansioni svolte, per valutare compiutamente se si sia o no in presenza di un abuso. Non sempre il numero elevato di accessi è sinonimo di perdita di tempo sul posto di lavoro”.

Redazione CiSiamo
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