Mamme lavoratrici, sono 25.000 a dover lasciare il lavoro

Sempre più donne rinunciano alla carriera per occuparsi dei figli. Ma la scelta è dettata spesso da cause come gli alti costi dei nidi e gli stipendi bassi.

Maltrattamenti
Costi troppo alti per gli asili nido e stipendi troppo bassi. queste tra le cause del boom di dimissioni tra le mamme lavoratrici.

Un circolo vizioso che non fa differenze tra Nord e Sud Italia, quello che vede le donne lavoratrici che hanno un figlio piccolo decidere di lasciare il lavoro per fare la mamma a tempo pieno. E non in tutti i casi si tratta di una scelta completamente volontaria. Spesso e donne si trovano costrette a dover scegliere questa soluzione.

Costi alti per i nidi, stipendi troppo bassi per far sì che le famiglie se li possano permettere, e nonni che sono sempre più spesso ancora lavoratori, e non possono quindi occuparsi dei nipotini. Si tratta però di una pratica che alimenta un circolo vizioso, perché dimettendosi non si ha più diritto al cosiddetto “bonus babysitter”, e per una donna è quindi sempre più difficile ritrovare un impiego dopo un periodo di “standby” lavorativo.

I dati dell’Ispettorato nazionale del Lavoro

I dati forniti dall‘Ispettorato nazionale del Lavoro, che si riferiscono al 2016 e sono quelli più aggiornati di cui dispone il Ministero del lavoro, sono a dir poco preoccupanti. In tutta Italia si sono registrate 29.879 dimissioni da parte di donne con figli al di sotto dei 3 anni di età. Come fa notare la Stampa, di queste solo 5.261 hanno trovato un impiego presso un’altra azienda, mentre 24.618 hanno dichiarato di aver lasciato il lavoro per la necessità di accudire i figli piccoli. Tra i papà invece, su 7.859 dimissioni, solo 2250 ha deciso di rimanere a casa con i figli. I restanti 5.609 sono passati ad un’altra azienda.

La situazione nelle regioni

Tra le regioni, in cima alla lista nera c’è la Lombardia, che conta 8.850 dimissioni, di cui 5.093 sono dovute a motivi familiari. Di queste, 6.767 sono dimissioni di donne, che per quasi la metà si sono licenziate perché il figli necessitavano di cure. E stiamo parlando di ua regione che ha una rete di nidi estremamente sviluppata. Anche il Veneto mostra di avere qualche problema, con 5.008 dimissioni, mentre al terzo posto, quasi parimerito troviamo Lazio ed Emilia Romagna, con poco più di un migliaio di donen che hanno deciso di dimettersi.

Quello che emerge dai dati è che al Nord ci sono molte più dimissioni per maternità che al Sud, più del triplo, se si pensa che al Sud sono state 6.059 e al Nord più di 23.000. Ma su questo dato incide senza dubbio il tasso di occupazione femminile, più alto al Nord.

Le differenze di posizione lavorativa

E ad incidere è anche la posizione lavorativa: meno si guadagna, più si è costretti a dimettersi, poichè non si è in grado di pagare nido o babysitter. E la proporzioni è spaventosa: si parla di 28.102 operaie e impiegate che hanno lasciato il lavoro contro le sole 680 dirigenti. Come nota La Stampa, i conti non sono difficili: se uno stipndion medio si aggira attorno al 1000 euro, 500 circa sono destinati a nido o babysitter, e gli altri 500 vanno suddivisi da prodotti per la cura del bambino e per il sostentamento in generale. Se a ciò si aggiunge un mutuo da pagare, è facile capire il dato.

Redazione CiSiamo
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