Clan Belforte, la procura chiede 180 anni di carcere per lo spaccio Maddaloni

Le indagini presero piede a seguito del brutale omicidio del 30enne Daniele Papinucci. La sera del 26 maggio 2016 un commando lo raggiunse e gli vennero esplosi contro più colpi di pistola. Al volto e alla gola.

Clan dei Beforte
Clan dei Beforte

Un omicidio che aveva innescato l’indagine dell’Antimafia per risalire a una ramificatissima rete di spaccio gestita dalla camorra del clan Belforte, ma ora siamo alla resa dei conti. Resa dei conti giudiziaria. Il Pubblico ministero della Dda di Napoli Luigi Landolfi ha chiesto in tutto 180 anni di carcere per 12 imputati accusati di aver pianificato e attuato quella rete di spaccio in nome e per conto dei temibili “Mazzacane”, il clan dei Beforte che regna (quasi) incontrastato su Marcianise, Caserta ovest e Maddaloni.

Omicidio di Daniele Papinucci

Le indagini presero piede a seguito del brutale omicidio del 30enne Daniele Papinucci. La sera del 26 maggio 2016 un commando lo raggiunse e gli vennero esplosi contro più colpi di pistola. Al volto e alla gola.

Dopo una lenta agonia, determinata dal fatto che uno dei proiettili gli si era incistato sotto lo zigomo e che un’altro squarcio alla gola ne rese impossibile l’asportazione chirurgica, Daniele morì.

Due i moventi che gli inquirenti attribuirono a quell’orrendo crimine: il primo, legato alla volontà del giovane di riscattarsi da un passato burrascoso resa vana da un’incursione di vecchie e letali frequentazioni; il secondo che invece batteva la pista del regolamento di conti, con i padroni del territorio che non avevano tollerato che qualcuno decidesse di “mettersi in proprio”.

Scampia aversana

Sta di fatto che, mentre la Corte di Assise per quel delitto via via giungeva a sentenza con un ergastolo, le indagini sul contesto del crimine avevano evidenziato che Maddaloni era diventata una “Scampia aversana” a tutti gli effetti: piazze di spaccio, depositi cittadini, capi piazza, vedette, droga di tutti i tipi e criteri di commercio “alla Ciruzzo O’ Milionario”, incentrati cioé sul modello commerciale del clan Di Lauro a Scampia.

Erba, cocaina ed haschisc erano i prodotti, con quote da versare da parte dei pusher per accaparrarsi le piazze migliori, fra cui spiccava il rione Iacp di via Feudo (nomen omen), letteralmente in vassallaggio ai Belforte.

Processo con rito abbreviato

Ad essere arrestati, rinviati a giudizio, processati e fatti oggetto delle richieste del Pm antimafia (fonte Corriere del Mezzogiorno) sono stati: Luigi Belvedere, 10 anni, Pietro Belvedere, 12, Antonio Esposito detto O’ Sapunaro, 20 anni, Giuseppe Madonna, 12 anni, Antonio Mastropietro, 20 anni, Antonio Padovano, 20 anni, Fabio Romano, 20 anni, Antonietta Stefanelli 12 anni, Antonio Tagliafierro 12 anni, Mariano Tagliafierro 3 anni, Biagio Tedesco 8 anni e Aniello Zampella 20 anni.

Gli imputati avevano scelto tutti il rito abbreviato, con gli atti cioè “congelati” al momento della richiesta ed una formula procedurale che prevede un terzo di sconto di pena. La Procura ha perciò calato, sempre in punto di diritto, ovvio, il “carico”, in attesa delle arringhe difensive a marzo e della sentenza, presumibilmente entro l’inizio della prossima estate.

Redazione CiSiamo
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