Marisa Amato, autopsia sul corpo della donna uccisa a Torino: indagati 15 medici

I sanitari sono sospettati, secondo una delicata indagine e a diverso titolo, di non aver rilevato la ferita alle vertebre che rese tetraplegica la donna.

Marisa Amato
Marisa Amato

Quindici medici indagati per la morte di Marisa Amato, la donna deceduta dopo il ricovero a seguito delle ferite riportate nella calca di Piazza San Carlo a Torino, il 3 giugno del 2017. I sanitari sono sospettati, secondo una delicata indagine e a diverso titolo, di non aver rilevato la ferita alle vertebre che rese tetraplegica la donna.

A tutela delle loro garanzie, gli indagati sono stati avvisati dalla Procura in modo da poter nominare consulenti di parte che assistano all’autopsia sul corpo della donna, prevista per domani.

Nessuna pace per Marisa Amato

La dolorosa vicenda che giusto otto giorni fa aveva visto Marisa soccombere alle conseguenze di quelle ferite e spirare si arricchisce di un nuovo capitolo, capitolo giudiziario. Non solo le indagini su cause, inneschi ed attori della bagarre che avevano innescato il fatto dunque, con la donna travolta da una folla urlante la sera in cui veniva trasmessa la finale di Champions League mentre era a passeggio con il marito, ma anche sui protocolli di diagnosi e soccorso messi in atto su di lei subito dopo quel caos.

La ricostruzione della vicenda

Ricostruiamo i fatti così come, ipoteticamente, gli inquirenti li hanno profilati. Primo step: Marisa Amato venne trasportata in codice rosso all’ospedale Maria Vittoria per una serie di fratture; la folla impazzita l’aveva travolta come un fiume in piena.

Venne sottoposta ad una Tac dalla quale però i sanitari del primo team poi indagato non rilevarono la lesione vertebrale in atto. C’era in corso quella sera una vera ridda di ricoveri e, sulla scorta di quell’emergenza, Marisa venne trasferita alle Molinette.

E siamo al secondo step, con il secondo staff di camici bianchi finito iscritto a registro. Neanche nel secondo ospedale la lesione viene infatti rilevata, sia sulla scorta del referto dell’esame effettuato al primo, sia per una “imperizia diagnostica” che però, allo stato, appare una semplice ipotesi investigativa, organica solo alla parte requirente.

In assenza di indicazioni, a Marisa viene tolto il collare che in un certo senso “contiene e limita” la lesione. Due giorni dopo la donna si sveglia tetraplegica; la lesione al midollo, non rilevata e giocoforza non curata (dicono gli inquirenti) le ha paralizzato tutti e quattro gli arti e compromesso le funzioni respiratorie.

La precedente indagine

Attenzione, c’era stata una precedente indagine in merito ad una manovra di intubazione della donna presuntivamente errata nelle concitate fasi di quelle ore, ma non ha nulla a che vedere con quella in corso di cui trattiamo. Quell’indagine infatti, con tre iscritti a registro, era stata archiviata. Dopo la decisione del giudice Vitelli di affidare alla procura altre verifiche e su altri presunti fatti profilabili come reato si è perciò giunti a queste ore con l’iscrizione a registro dei 15 medici.

Domani la prima verità composita della delicata vicenda, verità peritale con l’esame autoptico in presenza dei legali, del consulente della Procura, di quello eventualmente nominato dalla famiglia di Marisa e dei periti di parte.

Redazione CiSiamo
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