Mafia barcellonese, la Procura arresta 4 boss

Sono stati fermati quattro esponenti della mafia siciliana ai quali viene contestata la partecipazione agli omicidi nella zona di Barcellona Pozzo di Gotto.

Arrestati esponenti della mafia barcellonese

Sono appena trascorsi 26 anni dall’omicidio di Beppe Alfano (8 gennaio 1993) e come me non era neanche giornalista (il tesserino da giornalista gli fu riconosciuto postumo), ma scriveva di intrecci tra mafia, massoneria e politica – e come me aveva la passione per il “crimine “.

Fermate quattro persone per l’uccisione di Beppe Alfano

Ed è proprio a Barcellona Pozzo di Gotto, dove stamane il nucleo operativo ROS dei Carabinieri hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Messina su richiesta della Procura della DDA, a carico di 4 persone, indiziate di aver preso parte, in qualità di mandanti o esecutori, a 4 omicidi – uno dei quali commesso col metodo della “lupara bianca” – perpetrati dalla famiglia mafiosa del barcellonese negli anni ’90.

Tra gli arrestati, ci sarebberro esponenti di spicco del sodalizio criminale che opera nel comprensorio tirrenico e nebroideo della provincia di Messina. Tra gli omicidi ci sono quelli di di Giovanni Catalfamo del 29 Settembre 1998 e di Mimmo Tramontana, freddato il 4 giugno 2001 a Cicerata

Accusati di concorso in omicidio, aggravato dal metodo mafioso, sono stati tratti in arresto: Salvatore Micale, Antonino Calderone e Sebastiano Puliafito.

Omicidi avvenuti tra il 1997 e il 2001

Secondo quanto comunicato, durante la conferenza tenutasi presso la Procura di Messina, le indagini sono avviate grazie al contributo di diversi collaboratori di giustizia e al seguito di attraverso mirate attività di riscontro condotte dai militari del R.O.S., che hanno consentito di ricostruire sia i moventi che gli autori dei 4 omicidi commessi a Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo nel periodo compreso tra il 1997 ed il 2001.

Anche se due di questi omicidi erano già stati trattati in precedenti procedimenti, le odierne investigazioni hanno permesso di contestarli ad ulteriori indiziati.

L’omicidio di Giovanni Catalfano

Accaduto a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) il 29 settembre 1998, viene contestato a Salvatore Micale, in concorso con altri soggetti già giudicati per lo stesso fatto. Ricordiamo che Catalfamo fu ucciso con diversi colpi d’arma da fuoco da killer, giunti a bordo di una moto rubata, mentre tentava di sottrarsi all’azione di fuoco rifugiandosi all’interno del complesso residenziale in cui abitava.

Il movente dell’omicidio sarebbe da ricercarsi nell’intenzione da parte dell’organizzazione mafiosa di inviare un avvertimento inequivocabile a chi esercitava l’attività di usura, cosa di cui sarebbe stato sospettato Catalfamo. Micale avrebbe avuto il compito di segnalare agli esecutori materiali il passaggio della vittima per dare il via all’azione delittuosa.

La storia di Domenico Tramontana

Commesso il 4 giugno 2001 a Barcellona Pozzo di Gotto, di cui l’omicidio fu oggetto del procedimento con l’Operazione Gotha 6, in quella sede il Giudice rigettò la richiesta di misura cautelare nei confronti di Giovanni Rao, esponente di vertice del sodalizio mafioso barcellonese, al quale oggi l’omicidio, invece, viene adesso contestato, in qualità di mandante, alla luce delle dichiarazioni dei nuovi collaboratori e delle indagini condotte dal R.O.S. dei Carabinieri.

Tale omicidio assunse una particolare valenza negli assetti della mafia barcellonese di quel periodo, poiché la vittima, come riportato anche nell’ordinanza di custodia cautelare cd. GOTHA 6, faceva parte del direttivo dell’organizzazione mafiosa barcellonese, tanto che l’omicidio non poteva essere decretato se non da tutti i vertici del sodalizio.

Il delitto di Santino Bonomo

Bonomo è scomparso da Barcellona Pozzo di Gotto (ME) il 12 dicembre 1997 con il metodo della “lupara bianca”, contestato a Antonino Calderone, in concorso con altri. Bonomo sarebbe stato ucciso, per decisione dell’allora vertice della famiglia barcellonese, poiché commetteva furti senza la preventiva autorizzazione del clan.

La vittima, secondo il racconto dei collaboratori, sarebbe stata attirata in un’area isolata alla periferia di Barcellona Pozzo di Gotto con il pretesto di compiere alcuni furti e qui soppressa a colpi d’arma da fuoco. Gli autori avrebbero, poi, occultato il cadavere, che non è stato mai ritrovato.

L’assassinio di Stefano Oteri

L’omicidio di Stefano Oteri, ucciso a colpi d’arma da fuoco la sera del 27.06.1998, davanti all’abitazione della sorella, a Milazzo, da killer giunti a bordo di una moto. Questo delitto viene contestato a Sebastiano Puliafito, ex agente della Polizia Penitenziaria, che, sempre secondo la ricostruzione dei collaboratori, la vittima si sarebbe “atteggiata da boss” nella zona di Milazzo, entrando in contrasto con il Puliafito, che avrebbe rappresentato, in quella zona, il gruppo criminale barcellonese.

L’operazione rappresenta un vero colpo nel barcellonese, grazie al contributo dei collaboratori di giustizia che permettono di seguire mirate indagine e arresti ad hoc.

Redazione CiSiamo
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