Pedofilo ucciso nell’ospedale psichiatrico: il testimone chiave scappa in Ungheria

Seiano Cibati era accusato di essere un presunto pedofilo, e per questo è stato ucciso durante la detenzione nell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa. Ma il testimone chiave nel processo contro i suoi assalitori teme ritorsioni e scappa in Ungheria.

Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa
Pedofilo ucciso all'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa, il testimone chiave scappa

Accusato di essere un pedofilo, venne intercettato ed ucciso di botte all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa. Ora però, nel delicatissimo processo a carico dei suoi killer, manca il super testimone, il compagno di cella della vittima che assistette all’aggressione e che ha fatto perdere le sue tracce in Ungheria.

L’uomo teme ritorsioni da parte dei sodali con il gruppo di “vendicatori” che compì il raid in cella. Vicenda lunga, complicata a truce, quella che riportiamo, vediamo di riassumerla.

I fatti

Nel 2011 arriva all’Opg di Aversa Seiano Cibati, su di lui gravi accuse ed una infermità che lo hanno fatto spedire in regime di detenzione psichiatrica. In ospedale inizia a spargersi la voce che l’uomo sarebbe un pedofilo e la cosa non piace ad un gruppo di compagni di detenzione. Attenzione, si tratta di persone sulla cui infermità mentale c’era stato il suggello di magistratura e perizie. Cibati viene comunque intercettato in cella durante un momento di socializzazione da un gruppo di persone e picchiato fino a morire.

Le perizie psichiatriche

Secondo le accuse profilate dal Sostituto Procuratore Caputo che guida le indagini, ad uccidere Cibati sono stati in cinque, poi diventati tre dopo i filtri della magistratura preliminare rappresentata dal Gup Villano. Si va a processo e, in un duello praticamente infinito di perizie psichiatriche e consulenze, elementi procedurali fondamentali in un dibattimento in cui tutti gli attori, vittima inclusa, avevano capacità di giudizio limitate rispetto allo standard, si arriva ad un primo punto fermo: gli imputati possono sostenere il giudizio perché al momento del fatto erano tutti parzialmente capaci di intendere e di volere, quanto basta almeno per sapere che stavano spedendo al creatore un tizio.

La scomparsa del testimone chiave

A quel punto però il processo, in Corte d’Assise a Santa Maria Capua Vetere, si incarta. A bocce ferme ci si arriva perché tutto ruota, in termini di impianto accusatorio, su un teste chiave: il compagno di cella di Cibati, un romeno che avrebbe assistito all’aggressione. Dice è fatta, almeno per l’accusa, ma che: l’uomo è diventato una Primula Rossa introvabile, si è sperso per suburre europee alla prima occasione, parrebbe dopo aver ricevuto un caloroso invito a non farsi trovare da persone che lo avevano intercettato all’uscita dall’Opg, quando il suo periodo di detenzione era scaduto.

La fuga in Ungheria

Rintracciato a Marsiglia, il super teste era stato fatto oggetto di notifica con rogatoria  ma, in un Paese che prevede che le richieste di rogatoria, significate in faldoni a volte enormi, debbano essere timbrate con bollo in ogni singola pagina, l’uomo aveva avuto tutto il tempo per annusare l’aria e tornare ad essere uccel di bosco. Era schizzato via dagli slum della città costiera francese ed aveva raggiunto l’est Europa. L’Interpol aveva seguito l’usta dell’uomo fino in Ungheria, ma le sue tracce finivano nei caseggiati trucidi di Jozsefvaros, la Scampia di Buda, dove trovare un ricercato equivale a trovare un congiuntivo ben messo nei discorsi di Giurato. La corte si è data tre mesi di rinvio per trovare l’uomo. In sua assenza, l’omicidio Cibati resterà, almeno in punto di diritto, irrisolto.

Redazione CiSiamo
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