Emilio Alessandrini, il ricordo del magistrato ucciso da Prima Linea

Il 29 gennaio 1979 veniva ucciso a Milano il Giudice Emilio Alessandrini da un commando di Prima Linea, gruppo di estrema sinistra attivo durante gli anni di piombo.

Emilio Alessandrini
Emilio Alessandrini

Hanno ucciso Alessandrini! Ci rimandano tutti a casa!”. Questo ricorda mia mamma di quel 29 gennaio 1979. Questo avveniva quella mattina di quarant’anni fa in un liceo milanese, l’Einstein in via Tito Livio. A due vie di distanza da dove il Giudice Emilio Alessandrini era appena stato freddato da otto colpi sparati da un commando di Prima Linea. Erano da poco passate le 8.30, il Giudice aveva accompagnato il figlio Marco alla scuola elementare di via Colletta, e si trovava tra viale Umbria e via Muratori, dove ora c’è una targa che lo ricorda. Aveva 36 anni.

A quarant'anni dalla morte di Emilio Alessandrini, il quartiere dove viveva, e dove è stato ucciso, lo commemora.Qui vi raccontiamo chi era Emilio Alessandrini: https://www.cisiamo.info/cronaca/2019/01/29/emilio-alessandrini-ricordo/

Pubblicato da Ci Siamo su Lunedì 28 gennaio 2019
La nostra diretta dal luogo della commemorazione di Emilio Alessandrini

Sono cresciuta in questo quartiere, la scuola da cui proveniva Alessandrini quella mattina è la stessa che ho frequentato io. L’oratorio nel quale sono cresciuta è lo stesso oratorio che Alessandrini ha contribuito a far crescere. Emilio Alessandrini costruiva ogni giorno il suo quartiere. Costruiva la sua città, e costruiva l’Italia in cui credeva. Per questo, Alessandrini è stato tra i primi sulla lista di magistrati scomodi che il gruppo di estrema sinistra Prima Linea aveva deciso di eliminare.

La vita di Emilio Alessandrini

Emilio Alessandrini nasce a Penne, in provincia di Pescara il 30 agosto 1942. Nel 1946 la famiglia si trasferisce a Pescara, dove frequenta il liceo classico. Dopo la maturità si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Napoli, dove si laurea nel 1964. Ma la sua carriera vera e propria prende avvio nel 1968, quando diventa sostituto Procuratore della Repubblica a Milano.

La carriera nella magistratura

Molte le indagini che segue, da quelle sul terrorismo a quella che forse contribuì a metterlo nel mirino di Prima Linea sulla strage di Piazza Fontana. Alessandrini sarà uno dei primi a condurre le indagini sull’Autonomia Operaia Milanese. E cerca di affrontare il problema non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche di capire il fenomeno eversivo dal punto di vista sociale.

Le connessioni tra criminalità comune e criminalità politica

Il Giudice approfondisce il problema delle connessioni tra criminalità comune e criminalità politica grazie a un convegno organizzato dal Consiglio Superiore della magistratura nell’estate del 1978, pochi mesi prima della sua morte. In quella occasione sostenne che lo strumento repressivo era necessario ma non sufficiente.

Abbiamo già  sbagliato in passato: esistono i gruppi della lotta armata per il comunismo che, in quanto tali, non sono più recuperabili ad un discorso di prevenzione; per loro c’è solo un problema di repressione. Bisogna però rimuovere le cause che ne favoriscono l’ampliamento ed il ricambio ed è perciò necessario recuperare ad un discorso istituzionale le fasce di non dissenso o addirittura di consenso alle imprese terroristiche, fornendo in concreto l’immagine di una società che può essere cambiata rispettando realmente e lealmente le regole democratiche del confronto”.

Questo si legge negli atti del convegno

Questa sua attività e scrupolosità non tardarono a destare gli interessi dei gruppi di estrema sinistra, che videro in lui il bersaglio perfetto. Non è un caso che nel covo del latitante Corrado Alunni, arrestato nel settembre ’78, sia stata ritrovata una fotografia del magistrato. All’epoca della sua morte, Alessandrini stava seguendo un fascicolo sul Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, che sarà la sua ultima inchiesta.

L’attentato

Così quella mattina del 29 gennaio 1979 cinque persone attendono Emilio Alessandrini nel suo quartiere, all’incrocio tra viale Umbria e via Muratori. Otto colpi bastarono ad uccidere il Giudice, di appena 36 anni. La rivendicazione, poco dopo, fatta con una telefonata alla sede di Repubblica, e confermata due giorni dopo con un volantino.

Il funerale

Al funerale, nel Duomo di Milano, più di duecentomila persone. Giornalisti, magistrati e uomini politici tra cui il Presidente Pertini, ma anche tanta gente comune, radunata nella piazza per dimostrare che la lealtà e la giustizia sono più forti del terrore.

Il giornalista Walter Tobagi, che sarà ucciso dalle Brigate Rosse, dirà di lui, dalle colonne del Corriere della Sera: “ Era un personaggio-simbolo, rappresentava quella fascia di giudici progressisti ma intransigenti, né falchi chiacchieroni né colombe arrendevoli“.

Redazione CiSiamo
La Redazione di CiSiamo.info è pronta a parlarvi di attualità, cronaca, politica, spettacolo, sport, cultura, cercando sempre di portare alla vostra attenzione i fatti più interessanti e più rilevanti che la contemporaneità ci mette davanti. Siamo pronti a far scorrere le dita sulle nostre tastiere. Noi Ci Siamo, e voi? Seguiteci sui social.