Amanda Knox, la Corte europea dice che l’Italia dovrà risarcirla

La violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo è di carattere procedurale e non sostanziale.

Amanda Knox curerà rubrica amore vita e sofferenza
Amanda Knox curerà rubrica amore vita e sofferenza

Amanda Knox, la Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia. Il nostro Paese dovrà versarle 10.400 euro a titolo di risarcimento di danni morali, più 8mila euro per le spese legali. La sentenza riguarda il caso che vede opposti la cittadina statunitense allo Stato italiano. E concerne la procedura con cui la giustizia è arrivata a condannare la Knox per calunnia.

La sentenza

La violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo è di carattere procedurale e non sostanziale. La Corte stabilisce, all’unanimità, che non c’è alcuna prova che la Knox sia stata soggetta al trattamento inumano e degradante del quale si era lamentata.

La sentenza stabilisce dunque che si è verificata una violazione procedurale, ma non una violazione sostanziale, dell’articolo 3 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo (proibizione della tortura e di trattamenti inumani e degradanti) e una violazione dell’articolo 6 (diritto all’assistenza legale e all’assistenza di un interprete).

La violazione

La violazione procedurale riscontrata riguarda il fatto che la Knox non ha avuto il beneficio di un’indagine approfondita. Malgrado le ripetute richieste, non ci sono state indagini sul supposto trattamento ricevuto dalla cittadina statunitense. Per la Corte, comunque, le autorità italiane non sono state in grado di dimostrare che la restrizione dell’accesso della Knox ad un legale non abbia danneggiato la correttezza della procedura nel suo insieme.

Per la Corte, le autorità italiane avrebbero dovuto indagare anche per verificare se la condotta dell’interprete fosse stata conforme a quanto previsto dalla Convenzione dei Diritti dell’Uomo. L’Italia doveva anche valutare se il comportamento dell’interprete avesse avuto o meno un impatto sul risultato del processo nei confronti della Knox.

Amanda sottoposta a tortura psicologica

“Gli stessi investigatori che secondo la Corte di Cassazione hanno contaminato e distrutto prove hanno anche sottoposto persone innocenti, me e Raffaele, a torture psicologiche e abusi fisici mentre eravamo interrogati”. Cosi scrive Amanda Knox sul suo sito web commentando la sentenza della Corte di Strasburgo. “Sono stata interrogata per 53 ore in cinque giorni senza un avvocato. E in una lingua che potevo capire forse come un bambino di dieci anni. Quando dissi alla polizia che non sapevo chi avesse ucciso Meredith Kercher, sono stata colpita sulla nuca e mi hanno detto di ricordare”.

Legale della Kercher

”La violazione dei diritti della difesa è stato uno degli argomenti più dibattuti nel corso del processo e quindi, ancora una volta, dobbiamo accettare la decisione di un giudice circa l’interpretazione di questo momento processuale” commenta l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher.

“Si conferma ugualmente che non vi sono stati maltrattamenti nei confronti della Knox da parte dei poliziotti. In definitiva resta invariata l’insoddisfazione per gli esiti processuali di questa vicenda di fronte alla parallela condanna di Rudy Guede”.

Le parole del giudice che assolse Amanda

“Sono soddisfattissimo che ci sia una conferma così importante anche in sede Europea che ricalca esattamente quello che avevamo detto noi nella nostra sentenza di assoluzione”, ha commentato Claudio Pratillo Hellmann, il presidente della Corte d’Assise d’Appello che nel 2011 assolse Amanda Knox e Raffaele Sollecito. “Le dichiarazioni rese in quell’interrogatorio da Amanda non hanno rilievo processuale perché fatte in violazione del diritto di difesa e rese in circostanze di tempo e di luogo che inficiano tutto, con un’interprete equivoca. Non dimentichiamoci che Amanda aveva 20 anni e parlava appena l’italiano. E’ chiaro che una ragazza così ha detto quello che gli investigatori volevano sentirsi dire per liberarsi. Anche noi avevano sostenuto che mancasse la prova dei maltrattamenti”.

Redazione CiSiamo
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