Insetti commestibili, a Torino il primo allevamento di grilli da tavola

A Torino nasce il primo allevamento di grilli da tavola, con una produzione di circa un milione id insetti in una settimana.

A Torino prima allevamento di grilli da tavola
A Torino prima allevamento di grilli da tavola

Parte da Torino la rivoluzione alimentare italiana. Nella terra del tartufo e del bue di Carrù, feudo fra i più potenti del gourmetismo made in Italy e scusate se è poco, un’azienda si è attrezzata per allevare grilli commestibili. E in quei tremila metri quadrati  a Scalenghe, vicino Pinerolo, ne alleva tonnellate, non montarozzi, per duecentomila insetti al giorno che fanno circa un milione a settimana lavorativa.

La rivoluzione copernicana era partita da quel disco verde con cui Bruxelles aveva poco tempo fa dato il via alla possibilità di commercializzare insetti ad uso gastronomico nel nostro Paese, una faccenda che, anche a far la tara a tutte le motivazioni del mondo, qui in Italia sa sempre e comunque di cadute degli dei. Ridefinito in punto di diritto il concetto di “vermicelli”, in Italia si erano prima timidamente, poi sempre più coraggiosamente affermate star up a tema, tutte in attesa che l’Agenzia europea di Sicurezza alimentare, l’Efsa, desse la stura definitiva alla commercializzazione.

La rivoluzione parte dai grilli

Ma nel frattempo bisognava metter su strutture e creare letteralmente il  prodotto che a breve sarà legalmente commerciabile. Si era partiti perciò dai grilli. Pare sappiano di nocciola, non gradiscano condimenti eccessivamente sapidi ed invasivi perché come i gamberetti hanno una loro levità di sapore che va conservata, hanno un contenuto proteico che a paragone una vacca da melica pare un’alga dei Sargassi per drenare i fianchi, grassi così pochini da spedire dal dietologo un globulo bianco alla volta, non brucano né ingombrano pascoli sterminati, producono gas serra in quantità infinitesimale rispetto ai tromboneggianti didietro dei bovini ed alimentano un mercato delle farine che vale quattro miliardi di euro.

L’Italian cricket farm

Roba che già così e a metterci pure la saccente antipatia, ti fa venir voglia di grigliare il Grillo parlante di Pinocchio o l’amico scemo dell’ape Maya. E l’azienda in questione, guidata da due imprenditori storici delle farine, ha colto l’occasione per approntare il grande balzo verso l’utilizzo alimentare degli zompettanti insetti. Evocativo il nome: Italian cricket farm. La Farmacia Italiana del Grillo. Alberto Sordi, che in Italia è stato il del Grillo più famoso, festeggerebbe: ma coi vermicelli di una volta, sia chiaro. A nome di tutti e dato il tema, non “saltiamo” a conclusioni affrettate. Dateci tempo.

Redazione CiSiamo
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