Vetri al posto delle sbarre in carcere, le perplessità di Antigone

In Gran Bretagna le sbarre alle celle saranno sostituite da vetri antisfondamento. Abbiamo chiesto al coordinatore dell'Osservatorio sulle condizioni delle carcere dell'Associazione Antigone se è effettivamente una novità a favore dei detenuti.

Carcere di Regina Coeli
Le finestre del carcere di Regina Coeli.

In Gran Bretagna non si potrà più dire che i detenuti sono finiti dietro le sbarre. Bisognerà dire «dietro al vetro antisfondamento». Sì, perché il ministero della Giustizia britannico ha annunciato che le sbarre delle celle saranno sostituite da vetri antisfondamento.

Una scelta che può sembrare molto all’avanguardia nel trattamento dei detenuti. Per questo ho voluto chiedere ad Alessio Scandurra, coordinatore dell’Osservatorio sulle condizioni di detenzione dell’associazione Antigone “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, se una modifica simile sarebbe attuabile anche in Italia.

E, così, ho scoperto che non poche sarebbero anche le controindicazioni…

Ha letto che in Gran Bretagna le sbarre saranno sostituite da vetri antisfondamento?

«Le sbarre non sono di per sé un dispositivo efficace. Infatti ci sono stati casi di detenuti che hanno tagliato le sbarre e sono scappati. Per evitare questo, tutti i giorni in tutti le carceri del mondo, si fa la battitura delle sbarre. Gli agenti passano in rassegna le celle con un bastone di legno, che strofinano sulle sbarre per verificare che non siano state compromesse. Pertanto anche le sbarre non sono a costo zero. Se l’alternativa alle sbarre dovesse quindi presentare costi o oneri, teniamo quindi presente che anche le sbarre non sono da meno.

Il vetro antisfondamento non è, però, un’invenzione recente. In Italia non vengono utilizzati nelle carceri, ma in altre tipologie di strutture detentive. Il problema per il quale mi sembra difficile convertire le strutture è la ventilazione. Una finestra con vetro antisfondamento non si può aprire in parte, perché – se si potesse aprire in parte – allora sarebbe possibile anche aprirla del tutto.

Ci vorrebbe, pertanto, un sistema con ventilazione molto efficace, con la garanzia che non si rompa. Perché, se va in tilt il sistema di ventilazione in un carcere che non ha sistema di ventilazione alternativo, allora bisognerebbe necessariamente sgomberare tutta la struttura.

Progettare un carcere dove c’è il rischio che una possibilità del genere si verifichi non è fattibile. Non è, a maggior ragione, fattibile nelle strutture preesistenti che non sono state progettate con questo scopo.

Inoltre, se ci dovessi essere io in una cella dove non si può aprire la finestra, mi andrebbe bene solo se passo tante ore fuori dalla cella».

Quindi lei non la ritiene una novità positiva per i detenuti?

«In condizioni ideali lo è. Ma non avverrà quasi mai in condizioni ideali. Le piccole cose che i detenuti hanno sono importantissime e prima toglierle bisogna pensarci sempre due o anche tre volte.

La possibilità di aprire la finestra è una grande possibilità di respirare l’aria, di vedere in maniere più nitida l’orizzonte. È un bene che può sembrare elementare ma non lo è. Bisogna garantire ai detenuti un minimo di vivibilità, evitare problemi igenici e la propagazione di malattie. In questo senso la circolazione dell’aria è fondamentale.

In Italia le celle, per legge, si chiamano camere di pernottamento, perché i detenuti dovrebbero starci solo di notte. Già se fosse così sarebbe tutta un’altra cosa».

Invece non è così?

Oggi è un po’ meglio di ieri, perché vige c’è il “regime a celle aperte” in tante sezioni detentive. Però anche il regime a celle aperte, se poi il detenuto non ha nulla da fare, passerà tutto il tempo a passeggiare in corridoio. E il corridoio è ventilato solo dalle finestre della celle.

Le sbarre, però, hanno un impatto psicologico importante…

Sì, ci sono anche studi medici sul fatto che gli occhi non devono disabituarsi a vedere lontano. Le sbarre invece limitano il campo visivo.

Le sbarre non sono una cosa bella. I vetri alle finestre sono meglio, ma bisogna adeguare l’intero sistema carcerario, altrimenti il rischio è che diventino peggio delle sbarre.

Redazione CiSiamo
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