Paolo Borrometi, minacce in busta con tre chiodi: “Ti resta poco”

Nuove minacce al giornalista Paolo Borrometi, che con le sue inchieste sta facendo tremare la mafia. Tre chiodi e un biglietto con scritto "picca nai", per i quali il giornalista ha immediatamente sporto denuncia.

Paolo Borrometi, nuove minacce
Paolo Borrometi, nuove minacce: "Ti resta poco"

“Picca nai”, cioè “Ti è rimasto poco tempo” in siciliano stretto. In busta, con ritagli di giornale e tre chiodi a corredo. Nuove minacce di morte indirizzate a Paolo Borrometi, il giornalista che con le sue inchieste sta facendo tremare i polsi alle mafie 2.0. L’ultima in ordine di tempo ieri, quando presso la sede romana di Tv 2000, emittente in cui Borrometi ha una rubrica fissa di approfondimento.

La notizia è stata lanciata dal sito Interris.it e sta facendo il giro delle redazioni, sgomitando fra lo share di Celentano e le telenovelas governative sui provvedimenti sociali. La busta in questione conteneva un messaggio truce: “Picca nai”; letteralmente significa Poco ne hai. Di cosa? Di tempo, ovvio, tempo per vivere e continuare a denunciare il malaffare delle coppole storte e i comparaggi delle stesse con i dinamici capi ‘ndrina di Gioia Tauro. All’interno della busta anche tre chiodi.

Le minacce a Borrometi

La mistica da minaccia dei “punciuti”, cioè degli affiliati alle cosche, trabocca di riferimenti evangelici, quasi a voler creare una legittimazione di culto agli orrori delle male. I tre chiodi sono quelli che canonicamente identificano la crocifissione di Cristo: due per le braccia e uno solo per entrambi i piedi sovrapposti. Un po’ come l’appalto di Santa Rosalia per far colare il sangue sull’immaginetta giurando fedeltà all’abominio. Borrometi ha provveduto immediatamente a sporgere denuncia, l’ennesima, ai Carabinieri. A verbale modalità e luogo preciso del ritrovamento, la portineria dell’emittente tv. Paolo Borrometi vive sotto scorta dal 2014, a suo carico esisteva un progetto per ucciderlo (sventato da intercettazioni che portarono anche ad arresti) ed è fondatore de La Spia, un giornale d’inchiesta che sta ravanando nei loschi affari della mafia “babba” ragusana e nei comparaggi della stessa con le ‘ndrine sul traffico di droga. Nell’aprile del 2014 una sua inchiesta su un omicidio venne punita con un pestaggio.

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