Festini gay a pagamento, la Chiesa rimuove un sacerdote

Organizzava festini gay a pagamento nel Casertano il sacerdote di cui già un mese e mezzo fa la Chiesa aveva disposto le dimissioni dallo stato clericale, proprio a causa delle voci, oggi confermate da un dossier, sulla sua condotta.

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Quel prete, rimosso d’imperio dal Papa, avrebbe organizzato festini gay a pagamento. Accuse pesantissime e che devono ancora essere suffragate dall’indagine interna e di più ampio respiro che la Chiesa di Roma ha avviato nelle more dell’espulsione di un sacerdote del Casertano, il cui improvviso allontanamento aveva suscitato in queste settimane un clamore immenso. Ergo, la cautela è d’obbligo.

A sostenere con chiarezza e senza mezzi termini che don C.Z., parroco di Marzano Appio, nel Casertano, avesse comportamenti decisamente non in linea con i voti sacerdotali, è un dossier pubblicato dall’avvocato Francesco Mangiacapra.

Il dossier

Il legale ha raccolto nella sua inchiesta una serie di elementi oggettivi che lo hanno condotto a scrivere che “Padre C., fondatore dell’Oasi Regina degli Angeli ad Ameglio di Marzano, fa incontri gay a pagamento sia a casa sua che nell’oasi di cui è fondatore. (E’ stato) anche condannato per altri reati penali per i quali ha scontato la pena”. Un profilo comportamentale delicatissimo dunque, non penalmente rilevante secondo lo Stato di Diritto italiano ma rilevantissimo secondo le regole della Chiesa.

I provvedimenti della Chiesa

Chiesa che, tramite un procedimento canonico di fine anno scorso, aveva decretato: “Con decreto della Congregazione per il Clero (Prot. N° 201182798/F) firmato dal Santo Padre Papa Francesco in data 6 dicembre 2018 il sacerdote C. Z., incardinato nella nostra Diocesi di Teano-Calvi, è stato dimesso dallo stato clericale e, al tempo stesso, gli è stata concessa la dispensa dal sacro celibato e da tutti gli oneri connessi alla Sacra Ordinazione”. Tutto questo “con decisione suprema, irrevocabile ed a nessun ricorso subordinata” (fonte Pesenews). Una spoliazione insindacabile che, un mese e mezzo fa, non aveva trovato motivazioni ufficiali se non nell’aura di “voci” che oggettivamente circondavano la condotta del sacerdote.

Le prove

Voci che il dossier dell’avvocato Mangiacapra – secondo il portale citato – hanno incasellato nell’eziologia più squallida, con prove documentali soprattutto a carattere fotografico ritraenti personale del clero affaccendato in incontri omosessuali. A quegli incontri avrebbe partecipato anche il prete esautorato proprio in virtù della scoperta di quel giro non illegale, ma di certo, sia pur nella sua veste ipotetica, deprecabile nell’ottica dei voti ecclesiastici.

Redazione CiSiamo
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