Costringeva i dipendenti a vendere pasta con gli scarafaggi, altrimenti li licenziava

Arresti un imprenditore campano che costringeva i dipendenti del suo supermarket a vendere asta con scarafaggi dentro, carne nera e marcia nonché verdure in poltiglia.

Minacciando di licenziarli, costringeva i suoi dipendenti a vendere pasta con scarafaggi dentro, carne nera e marcia nonché verdure in poltiglia. In più, sempre con quella forma di ricatto, estorceva loro la rinuncia a permessi di riposo e crediti lavorativi legittimamente maturati.

Per questi motivi e a seguito di una articolata quanto clamorosa indagine, è finito agli arresti un imprenditore campano, G.D.A., amministratore unico di una società che controllava diversi supermercati nell’Agro Nocerino Sarnese.

A suo carico accuse pesantissime, sostenute dal Procuratore Antonio Centore, per estorsione aggravata. Sequestrato un tesoretto di quasi due milioni di euro, frutto a detta degli inquirenti di quella ramificata e sordida attività delittuosa.

L’uomo è un ex colonnello dell’esercito ed aveva escogitato nel tempo una serie di metodi altamente vessatori per “tirare al risparmio” ed infrangere una serie spaventosa di leggi.

Tutto era filato liscio, o quasi, fin quando uno dei clienti dei market in questione non aveva trovato uno scarafaggio a mollo in una lasagna preconfezionata e venduta sul banco dei cibi da asporto.

Da lì a fare due più due in merito alla pletora di segnalazioni simili che indicavano alcuni cibi come nauseabondi ed alle denunce di alcuni dipendenti su molte vessazioni lavorative era stato un attimo.

La magistratura si era mossa con discrezione ma con micidiale efficienza

Numerosi dipendenti – spiega una nota della Procura di Nocera Inferiore, che si è avvalsa come operanti della sezione interna di Pg della Guardia di Finanza – venivano costretti ad accettare condizioni di lavoro illegittime rispetto al proprio contratto, una retribuzione inferiore, rinunce a permessi e riposi e a sottoscrivere liberatorie in merito alla rinuncia su quietanze maturate”.

Il clima di prevaricazione – continua la nota – giungeva finanche a costringere i dipendenti alla vendita al pubblico di pietanze da asporto preparate con alimenti scaduti e non idonei al consumo”.

Qui la descrizione degli inquirenti si fa oggettivamente nauseante: “Carne annerita e maleodorante poi corretta con l’aggiunta di additivi, pasta contenente blatte nonché frutta ed ortaggi marci”.

I militari hanno proceduto al sequestro di beni per un valore di 1.704.354,00 euro. Quello sarebbe il provento complessivo delle estorsioni e della vendita continuata del cibo”.

Le associazioni di consumatori della zona hanno già annunciato la decisione, nelle more del prosieguo di un fascicolo che malgrado tutto è ancora in una fase procedurale molto preliminare, di costituirsi parte civile in un eventuale dibattimento.

Redazione CiSiamo
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