Aborto in Italia, il Ministero nasconde i dati: l’accusa dell’Associazione Coscioni

La Relazione annuale dello scorso anno sulla Legge 194, attesa nel febbraio 2017, non è ancora stata presentata al Parlamento dal Minstero della Salute. Mai registrato un ritardo simile, secondo l'Associazione Coscioni e AMICA, che hanno depositato un'interrogazione parlamentare al Ministro Giulia Grillo.

In ritardo la relazione annuale sulla Legge 194
In ritardo la relazione annuale sulla Legge 194

LAssociazione Luca Coscioni e L‘Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto (AMICA) denunciano il ritardo della relazione annuale del Ministero della Salute sulla Legge 194. “Secondo la Legge 194, infatti, il Ministero della Salute, entro il mese di febbraio, deve riferire al Parlamento sullo stato di applicazione della legge nell’anno precedente”, spiegano le Associazioni. Ma ormai “sono 11 mesi che la relazione al Parlamente sulla legge 194/78 del Ministero della Salute è in ritardo“, denunciano.

A comunicare la presentazione di un’interrogazione parlamentare urgente al Ministro Giulia Grillo sono Mirella Parachini, Vice Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, di cui fa parte anche l’Avvocato Filomena Gallo, e Anna Pompili di AMICA.

Le domande delle Associazioni

Nel comunicato che le Associazioni hanno diffuso vengono poste delle domande a cui si richiede che il Ministro Grillo risponda: “Sono stati presi provvedimenti per affrontare le criticità emerse in passato? Perché il metodo farmacologico è così poco applicato, a fronte dei dati ricavati dalle statistiche ufficiali di altri paesi? Perché la contraccezione non è gratuita nel nostro paese, mentre lo è l’interruzione della gravidanza?“.

Gli interventi necessari

Gli interventi richiesti dall’Associazione Luca Coscioni e da Amica al Minstero della Salute si articolano su quattro punti:

  1. Garantire la gratuità della contraccezione, unica vera prevenzione del ricorso all’aborto;
  2. Consentire anche alle ragazze minori l’accesso alla contraccezione di emergenza senza obbligo di prescrizione;
  3. Migliorare l’accesso alla IVG farmacologica, permettendo il regime ambulatoriale e “at home“, come avviene nel resto del mondo o il regime di “day hospital“, eliminando finalmente la raccomandazione del regime di ricovero ordinario;
  4. Sollecitare AIFA ad ampliare l’IVG farmacologica del I trimestre da 49 a almeno 63 giorni (FDA prevede il regime “at home” fino a 70 giorni).

 

Redazione CiSiamo
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