Prof di Torino boicotteranno il Burger King sotto la nuova sede di dipartimento

I docenti appartengono a un ateneo che si occupa di salute alimentare, non ci stanno a insegnare vicino a un locale che propone cibi spazzatura.

I prof boicotteranno la nuova apertura di un Burger King
I prof boicotteranno la nuova apertura di un Burger King

Ecosostenibilità. Tutto attaccato. Come uno slogan. Un dogma accademico che ha fatto salire sulle barricate i docenti del dipartimento di Lingue dell’università di Torino. Dalle stesse gli accademici guardano arcigni l’imminente apertura di un Burger King nei pressi della nuova sede di Via Verdi, di fianco al Palazzo Nuovo. Dice e che ciazzecca? Mica è una bocciofila di predappiani? No, a detta dei docenti c’entra e come, c’entra tanto che loro, organici ad un ateneo che ha in programma anche corsi di educazione alimentare, proprio non ce lo vogliono sull’uscio di casa un santuario del cibo spazzatura.

La querelle è seria e lo è diventata ancora di più dopo le dichiarazioni rilasciate da uno dei barricaderi, Pietro Deandrea, a Repubblica. “Siamo rimasti sgomenti quando lo abbiamo scoperto – ha detto in un’intervista al quotidiano – I dubbi li abbiamo dal punto di vista etico. I nostri programmi sono improntati sulla sostenibilità ambientale. Come ateneo abbiamo programmi sull’educazione alimentare e un gruppo di lavoro su questi temi e poi ci troveremo a lavorare e fare lezione sopra un fast food. Mi pare quantomeno incoerente”.

E giù di piccone addosso ai bruttaccioni che sono totem assoluto dell’archetipo di food che no, proprio non gli entra nella strozza a loro, in quella etica e neanche in quella empirica. Questo almeno dicono le bocche; lo stomaco, si sa, è muto, anarchico e omertoso. Collettivi e centri sociali avevano rimpolpato la polemica alla loro maniera, in questi giorni, cioé con eloquenti scritte un po’ new age un po’ fedayneggianti sulle vetrine e la faccenda era andata avanti. Avanti al punto tale da far quasi scordare ad alcuni docenti – in realtà nessuno vuole davvero andarsene ma solo “censurare” – che di fatto, dopo anni, si stanno finalmente trasferendo in una sede nuova di pacca e che tutto sommato un pusher di manzo macinato sotto casa non è faccenda poi così tragica.

Ma tant’è. Loro rimarcano il paradosso di dover avere come mission didattica la sostenibilità del modern way of life (in inglese fa più figo) e di doverla poi magari tradire sbranando un cheeseburger nella pausa delle lezioni o vedendo terzi eretici che lo fanno. Un po’ come far aprire un carrozziere vicino ad un bike sharing o invitare un porchettaro di Ariccia sotto il loft di quello figo e segaligno di Tisanoreica che brucherebbe l’erba della Venaria Reale pur di non ammettere che una fagottata di crocchette di pollo fritte, a volte, sono la sola cosa che un povero galantuomo vuole. Perciò esame finito e magari pure con voto alto? Diamoci giù coi germogli di soia. Si vive una sola volta, che diamine.

Redazione CiSiamo
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