Cambia sesso a 17 anni, il giudice le dà ragione

Due giorni fa il Tribunale di Genova ha depositato il deliberato in merito a quella richiesta, una richiesta che nel corso dei mesi era stata fatta oggetto di accuratissime  e pluriennali perizie, psichiatriche ed endocrinologiche.

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Condannato ieri negli Usa il "pediatra degli orrori"

Alessia potrà diventare Alessio. Lo ha stabilito il giudice dopo aver valutato per due anni la congruità delle richieste di una persona di sesso femminile di cambiare e diventare uomo, assecondando la sua natura più intima. Due anni sufficienti a far compiere ad Alessia 17 anni. Già, perché la curiosa vicenda riportata da La Stampa riguarda proprio un’adolescente che vuole diventare a tutti i costi un adolescente. La richiesta alla giustizia era stata fatta ovviamente dai genitori di Alessia, che pare coltivasse il bisogno assoluto di trovare un corpo più confacente alla sua indole recondita fin dall’età di 10 anni.

Due giorni fa il Tribunale di Genova ha depositato il deliberato in merito a quella richiesta, una richiesta che nel corso dei mesi era stata fatta oggetto di accuratissime  e pluriennali perizie, psichiatriche ed endocrinologiche. La legislazione attiva sulla disforia di genere, in Italia è avanzata e i casi censiti sono ormai nel novero delle statistiche di settore, ma il caso di Alessia/Alessio fa scuola per un motivo che, delle statistiche, non ha bisogno. E’ un caso in cui la questione si è posta quando lo status anagrafico, cognitivo ed ormonale della persona coinvolta era al top della crucialità, in piena età tardo adolescenziale; solo altri due casi, con minori coinvolti, erano stati finora registrati in Italia.

“(Alessia) presenta una disforia di genere, – si legge nelle motivazioni con cui i giudici hanno accolto la richiesta dei genitori -non secondaria a condizioni di disturbo psicopatologico. L’identificazione con il sesso maschile è evidente e non appare legata a qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’eventuale riattribuzione. (…) Non sono emersi aspetti psicopatologici significativi o tali da controindicare l’inizio del trattamento ormonale. Durante gli incontri ha dimostrato coerenza alla decisione, evidenziando consapevolezza sulle conseguenze legali, ma soprattutto affettive e relazionali”.

Insomma, Alessia è motivata, pronta fisicamente, arci pronta psicologicamente e supportata dai suoi genitori. Il cocktail di circostanze, giuridiche ed empiriche, per iniziare il trattamento è quello ideale. Dopo un intervento di riduzione del seno effettuato in Spagna, Alessia potrà ora sottoporsi al trattamento dell’utero. La decisione di iniziare a procedere in terra iberica era scaturita da un mero fatto giuridico: in Italia, senza una sentenza e nelle circostanze relative ad Alessia, non si puo’ cambiare sesso e Alessia aveva fretta.

A quel punto però, una volta cioè che si sia entrati nel recinto della legge, è il Servizio sanitario nazionale a farsi carico degli oneri economici. Soddisfatti i genitori di quella che ormai è un’adolescente in procinto di perdere l’apostrofo, che in un’intervista hanno affermato di aver intuito che la loro figlia non si trovava nel corpo “giusto” quando, all’arrivo del primo mestruo, erano stati testimoni del suo profondo sconcerto e disagio psicologico. Tant’è. Chapeau e auguri.

Redazione CiSiamo
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