Bambino sbaglia le tabelline e il padre lo picchia: condannato l’uomo

Violenze ripetute ogni giorno per un bambino. Sbagliare le tabelline voleva dire ricevere delle percosse dal padre.

Bambino di 7 anni morto, nessuno reclama la salma
Bambino di 7 anni morto, nessuno reclama la salma

Sbagliare le tabelline ed essere preso a schiaffi. Ogni mattina. Ogni volta che un numero non si incasellava nella maniera giusta. Ogni volta che quel padre riteneva che la punizione corporale avesse ragion d’essere. Cioè ogni giorno. Padre piemontese denunciato, processato e condannato per maltrattamenti nei confronti di suoi figlio, al quale aveva imposto un metodo “didattico” alla Torquemada che prevedeva verifiche mattutine sull’andamento delle nozioni di aritmetica acquisite.

La moglie ha denunciato il marito

A denunciare l’uomo, dopo uno stillicidio fattosi vero Calvario per mesi, la moglie del denunciato e madre della piccola vittima. La vicenda ha avuto come cornice l’austera Torino, dove nel corso dei mesi sarebbero maturati i presupposti per l’esasperazione di una donna costretta a vedere gli occhi di suo figlio perennemente farciti di terrore assoluto.

Le connotazioni penali che ha preso la faccenda la emendano subito dall’appiglio etichegiante e zoppo di uno dei luoghi comuni più diffusi della didattica familiare: che cioè un buffetto ogni tanto non solo non fa male, ma rientrerebbe a pieno titolo nel novero dei doveri che un genitore sano di mente abbia se non vuole ritrovarsi in casa un mostro, bullo, stupratore e pusher. Gli schiaffoni in questione erano violenti, immotivati e, attenzione, puntigliosamente quotidiani.

Violenze ripetute per aver sbagliato le tabelline

Ogni mattina, a domanda sulle tabelline, se il piccolo toppava – e con il tempo toppava non solo per errore ma anche e soprattutto per paura di ciò che sapeva gli sarebbe arrivato in faccia – erano schiaffi. Ci informa il Corriere di Caserta nella finestra dedicata al nazionale che l’uomo alla fine è stato denunciato e, portato a processo, è stato condannato a tre mesi di reclusione con la concessione dei benefici di legge.

Tre mesi di reclusione

Malizia gratissima del giudice, in un mondo impossibile dove il diritto si facesse benefica macchietta, sarebbe stata se la toga avesse chiesto al reo di moltiplicare il numero di mesi per il numero di settimane e dare il risultato giusto. In caso contrario pena raddoppiata.

Redazione CiSiamo
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