Il boss di Camorra Giuseppe Setola a processo per duplice omicidio

Giuseppe Setola, killer dei Casalesi verrà processato per un duplice omicidio nel 1997, effettuato per ordine della moglie del boss Francesco Bidognetti.

Giuseppe Setola, killer dei Casalesi con smanie di boss mai completamente soddisfatte, andrà a processo per un duplice omicidio del 1997. Ci andrà da esecutore materiale di una brutale spedizione con cui, prima dell’arresto e della folgorazione procedurale, mise fine alle smanie di una fazione scissionista ante litteram (il termine è di conio più recente e secondiglianese – ndr) in seno al clan bufalaro per eccellenza.

Ad incastrare il sanguinario capo paranza dell’ala stragista dei Casalesi, un’intercettazione ambientale “beccata” nel mazzo dei faldoni di un altro processo a trazione criminale nettissima, quello chiamato “Domizia”. In quell’occasione Setola avrebbe recepito l’ordine preciso della moglie del boss indiscusso Bidognetti, Anna Carrino, di spazzar via della faccia della terra quei due infami “piezz e’ merda”. Nella fattispecie, costoro erano Nicola Baldascino ed Antonio Pompa.

Il movente

La coppia era in odor di corteggiamento criminale con il sotto clan Cantiello-Tavoletta, che preferiva rifornirsi di eroina maranese “siriana” da canali alternativi a quelli che portavano la brown sugar nelle piazze domizie controllate dai Casalesi per mezzo dei federati La Torre. I Casalesi, all’epoca erano sotto fermissimo e ferreo tallone di quel Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e Mezzanotte”, l’amico delle tenebre, non potevano tollerare quel business autonomo. Bidognetti diede perciò disposizione alla moglie di incaricare Setola, allora diligentissimo soldato senza scrupoli, di rimettere le cose a posto.

L’esecuzione del delitto

O’Pazzo rispose “ubbidisco” e si procurò una Beretta 9×21 ripulita per portare a termine la “mission”. Il 31 ottobre i due erano a terra, in un lago di sangue. Non fu una cosa pulita. Setola aveva il vizio di gasarsi molto con liquori e coca prima di andare “in guerra” e spesso sparava nel mucchio. Per quei fatti la Carrino aveva patteggiato la pena, ma il killer – che nel frattempo aveva scalato le gerarchie criminali ed aveva irrobustito ancor più la sua fama di sanguinario capo paranza con ambizioni di signoraggio assoluto, era stato poi arrestato e si era anche pentito – era stato rinviato a giudizio. Il tribunale ha disposto la trascrizione di quell’intercettazione chiave che avrà valore di prova “quasi regina” in aula.

Redazione CiSiamo
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