Lady Huawei arrestata, la Cina sconsiglia i viaggi in Canada

La Cina "si vendica" del caso Lady Huawei e in una nota ufficiale sconsiglia i viaggi in Canada dopo le accuse riguardanti il commercio con l'Iran.

Usa-Cina scontro
Glu Usa vietano l'acquisto da parte di società di telecomunicazioni di prodotto Huawei e ZTE. Il colosso cinese replica che a rimetterci saranno aziende e consumatori

Dragone e caribou ai ferri corti… per colpa di Maometto. La Cina “si vendica” del caso Lady Huawei e in una nota ufficiale sconsiglia i viaggi in Canada dopo le accuse riguardanti il commercio con l’Iran. E’ un documento del Ministero degli Esteri cinese a formalizzare una vera allerta per i cittadini della repubblica popolare. In esso si invita ad effettuare “un’ampia valutazione” su ogni forma di rischio collegata ai viaggi in terra canadese. La nota è stata diramata con orientale pervicacia anche alla sede diplomatica in quel di Ottawa.

Al centro del braccio di ferro fra le due nazioni, culminato con il vero e proprio contro spot di Pechino contro la bandiera con foglia d’acero l’ormai noto caso della 41enne Sabrina Meng Wanzhou, figura apicale del colosso dell’hi tech Huawei. La donna era stata arrestata a dicembre 2018 su mandato emesso da una corte statunitense per aver messo in atto attività illegali con l’Iran.

Secondo un procuratore di New York la donna avrebbe violato palesemente le leggi relative all’embargo commerciale disposto dagli Usa in merito al paese degli ayatollah. L’arresto era avvenuto il primo dicembre a Vancouver, con fissazione di udienza per l’estradizione a casa di Zio Sam il successivo sette. Ne era scaturita una ridda di atti di “ritorsione” (termine usato dal quotidiano cinese Global Times, che ventila nell’azione giudiziaria un esclusivo tentativo di boicottaggio del colosso cinese delle telecomunicazioni, grazie al comparaggio politico fra i due paesi del Nord America) culminata qualche giorno fa con un “consiglio” omologo a quello emesso oggi da Pechino.

A lanciarlo Ottawa: un’allerta per i connazionali che si recavano in Cina, un consiglio velato a lasciar perdere i viaggi entro i limiti del possibile, visto il clima da lame incrociate fra i due paesi e la tradizione non proprio “liberal” dei governi di Pechino. Pechino che non ci è stata ed ha replicato a tono in queste ore, stigmatizzando la detenzione arbitraria di un cittadino cinese, per di più dietro richiesta di un “paese terzo” e non su input politico o giudiziario interno alla nazione che ha formalizzato il fermo.

Redazione CiSiamo
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