Modelle curvy, perché le donne dovrebbero stare con Zalando

La campagna pubblicitaria di Zalando che include modelle "curvy" ha scatenato le polemiche sui social network, e i commenti sono arrivati proprio da parte di altre donne.

Il catalgo con modelle curvy di Zalando ha scatenato le polemiche
Il catalgo con modelle curvy di Zalando ha scatenato le polemiche, soprattutto da parte di altre donne.

Si riaccende la polemica sulle modelle curvy, a causa dell’e-commerce Zalando, che ha proposto al pubblico un catalogo online di intimo anche per donne “normali”. Nel catalogo di Zalando vengono proposte foto che mettono in mostra le curve femminili di donne comuni, molto diverse dalle immagini a cui siamo abituati di fisici magri e scolpiti, dove tra il lato A ed il lato B non c’è l’ombra di un filo né di grasso né di cellulite.

Sulla pagina che mostrava l’intimo di una nota griffe sono comparsi commenti offensivi e body shaming proprio da parte di altre donne, che da quelle immagini non si sentono rappresentate.

La scelta di Zalando

La scelta d’inclusione operata da Zalando è frutto di un attento studio sociologico da parte di quest’azienda che fonda il proprio successo sull’e-commerce nel mondo del fashion. Una vera e propria rivoluzione nel mondo femminile di approcciarsi alla moda, che va finalmente incontro alle esigenze di tutte le donne, facendo particolare leva su coloro che – non avendo un fisico da modella – preferiscono di gran lunga scegliere i propri abiti online. Si tratta di un mondo virtuale nel quale sentono di poter osare scegliendo abiti o intimo che in un negozio reale non chiederebbero mai, poiché per convenzione esiste un panorama fatto esclusivamente di abiti succinti e provocanti fino alla taglia 46 mentre per le taglie successive ci sono solo abiti comodi ed abbondanti che poco sottolineano la femminilità. E anzi, che spesso la spengono al fine di “occultare” presunti difetti fisici.

Puntare sulla “normalità”

Grazie a questa attenta analisi di mercato, Zalando ha deciso di puntare sulla “normalità” diventando così campagna d’inclusione e subito sono infuriate le polemiche sui principali social. Alle quali l’azienda ha risposto dichiarando: “Ci piace rappresentare e rispettare la bellezza autentica e la diversità delle persone. Allo stesso modo, rispettiamo opinioni e gusti diversi dai nostri e il diritto di esprimerli. Tuttavia, non accettiamo che la nostra pagina diventi un luogo per diffondere messaggi di odio, offesa o disprezzo: per questo motivo, siamo stati costretti ad oscurare alcuni commenti”.

Lo spirito di competizione femminile

Questo tipo di reazione femminile ci induce a riflettere, rifacendoci al fiabesco quesito inventato da Walt Disney: “Chi è la più bella del reame?” che ben rappresenta lo spirito agonistico tipico dell’animo femminile fin dalla tenera età. Uno spirito che ha bisogno di essere indottrinato, incanalato e calibrato per evitare che prevalga la predisposizione all’esagerazione, ad una competizione non più sana ma esasperata, creando distanza tra donne che invece avrebbero bisogno di avvicinarsi per piacersi, per abbattere un muro fatto di competizione sterile che porta alla solitudine ed all’alienazione. Per evitare l’isolamento e sconfiggere la vergogna.

La vergona che motiva le haters

La vergogna, che è alla base della reazione delle donne haters del curvy, è la stessa che assale tutta la sfera femminile, indebolendola: donne che per vergogna della propria condizione familiare decidono di isolarsi, donne che per vergogna di un aspetto modificato e martoriato non trovano il coraggio di mostrarsi ad altre donne, le uniche vere alleate che potrebbero avere. Purtroppo si continua a vivere nello stereotipo che le uniche e vere gratificazioni che la donna possa ottenere siano quelle di un uomo e non di una donna e si continua a vivere nell’erronea smania di voler essere “la più bella del reame”.

Redazione CiSiamo
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