Omicidio alla Magliana, indagato il fratello del “Libanese”

Confermata la pista dell'usura per l'omicidio di Andrea Gioacchini, avvenuto il 9 gennaio davanti ad un asilo della Magliana. Indagato è Augusto Giuseppucci.

Andrea Gioacchini
Augusto Gioacchini

Delitto Gioacchini alla Magliana in quel di Roma, confermato il teorema dell’usura con un indagato “eccellente”. O almeno lo è per nome e blasone criminale legato al suo cognome. Per il delitto del pregiudicato capitolino è stato infatti iscritto a registro Augusto Giuseppucci. Per gli estimatori del noir e soprattutto per gli addetti ai lavori quel cognome pesa come il piombo che oscurò le borgate di Roma durante i torbidi anni ’80. Augusto è il fratello di Franco, “Er Negro” o “Fornaretto” storico leader fondatore dell’ala trasteverina della Banda della Magliana che, assieme ai “Testaccini”, mise a ferro e fuoco la Capitale facendo dello spaccio all’ombra del cupolone un sistema secondiglianese ante litteram.

L’uomo, che il romanzo del giudice Giancarlo De Cataldo ha consegnato alla storia con il nom de guerre di Libanese ci lasciò la pelle a piazza San Cosimato ad opera dei “pesciaroli” di Acilia. Augusto, 65 anni, è stato incastrato da alcune testimonianze raccolte dagli inquirenti della Polizia negli ambienti contigui alle male di quartiere. E successivamente sottoposto alla prova dello stub, che però va fatta a massimo 5 ore dall’esplosione del colpo. Nell’incavo fra pollice ed indice di Giusepucci vi sarebbero tracce di bario ed antimonio, marker del maneggio attivo di un’arma da fuoco.

Il fatto

Andrea Gioacchini era stato freddato a Roma lo scorso 9 gennaio da un colpo che, fra tanti, lo aveva centrato alla testa. Un colpo esploso da uno sconosciuto a bordo di uno scooter che aveva affiancato la sua auto nei pressi di un asilo della Magliana. Era morto poche ore dopo al San Camillo. Le indagini avevano da subito puntato la pista dell’usura, suffragate anche da alcune insistenti voci, provenienti dal giro dei detenuti, su faccende legate al prestito a strozzo di denaro che avrebbero innescato il delitto. Giuseppucci si professa innocente ed il fatto che sia indagato a piede libero la dice lunga sulla complessità di un’indagine che deve ancora trovare e fissare i suoi puntelli procedurali utili alla magistratura per agire in maniera più diretta.

Redazione CiSiamo
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