Donne, armatevi di tenacia se volete essere libere: l’esempio di Sibilla Aleramo

Scandalosa fu la sua prima pubblicazione “Una Donna” (1906), narrazione palesemente autobiografica che segnò il suo caparbio percorso di denuncia della sottomissione femminile.

Sibilla Aleramo
Sibilla Aleramo

Cinquantanove anni fa ci lasciava la letterata “ribelle” del Novecento italiano Sibilla Aleramo, che ha vissuto la sua vita con il coraggio e la determinazione delle proprie scelte mai rinnegate. Maria Felicina Faccio, in arte Sibilla Aleramo, non ha mai rinunciato ad essere se stessa: amante della vita e dell’amore in tutte le sue espressioni, colta ed emancipata, indomita ma determinata in un’epoca in cui le donne di tutte le categorie erano relegate all’inferiorità alle umiliazioni e alle violenze domestiche a lunga scadenza.

La prima opera femminista in Italia

Violentata ed abusata da colui che divenne successivamente suo marito ad opera dell’allora “matrimonio riparatore”, ella subì da lui ogni forma di sottomissione e violenza sia fisica che psichica, giungendo alla consapevolezza di voler essere a tutti i costi una donna libera, difendendosi con l’arma bianca della scrittura. Scandalosa fu la sua prima pubblicazione “Una Donna” (1906), narrazione palesemente autobiografica che segnò il suo caparbio percorso di denuncia della sottomissione femminile in ogni contesto sociale, un testo da molti definito la prima opera narrativa femminista in Italia. Fu quello un atto rivoluzionario nella vita dell’autrice che da allora non rinunciò più a se stessa, a costo di perdere tutto, persino il suo unico ed amato figlio.

Scriverà tanto, con fervore e con audacia, pubblicando testi accesi di passione e profonda riflessione che arricchiranno la sua esistenza d’esperienza e di conoscenza, tra i più celebri ricordiamo il romanzo “Amo dunque sono” in cui il senso profondo dell’amore infiamma il cuore di ogni lettore. Fu questa la sua vera ribellione: non aver mai smesso di lottare per la libertà, contro l’autoritarismo familiare e la repressione sociale della donna, nonostante la precarietà che questa lotta comportasse. Povera ma profondamente libera resterà sempre l’esistenza di questa donna ribelle dal cuore impavido.

Un esempio da seguire per le donne

Un esempio da seguire per le migliaia di donne vittime di violenza che, nella vorticosa società odierna, trovano la forza di reagire ma che poi non riescono a portare avanti la propria coraggiosa scelta di libertà da una sottomissione sia mentale che economica. La vera ribellione sta nella tenacia, nella perseveranza di non perdere più la propria dignità a qualsiasi costo, rafforzando lo spirito attraverso la conoscenza, affinché quest’ultima possa rappresentare uno strumento non solo di sopravvivenza ma anche di continua evoluzione del sé.

E lei? Lei che per prima aveva avuto il coraggio della ribellione e della denuncia? Lei non si fermò più. Incapace di sostare a lungo nella stessa città, continuò a lottare in una infinità di modi diversi contro la società repressiva, la famiglia autoritaria e per la liberazione della donna. A 53 anni, famosa letterata, giornalista, femminista, pacifista e socialista, si rivolse a Mussolini. Per fame. Viveva in una soffitta gelida di via Margutta, i lettori e i critici l’avevano abbandonata. Eppure, indomabile, chiese di essere nominata membro dell’Accademia d’Italia. Una donna nel massimo consesso culturale italiano? Neanche a parlarne. Lui rifiutò ma poi le concesse un piccolo aiuto economico. Andò avanti così, alla meno peggio, per una quindicina di anni. Poi scoppiò la guerra e paralizzata la voce poetica, iniziò ad annotare nei diari le morti e le distruzioni. Maturò così la scelta politica che la porterà nel 1946 a chiedere la tessera del Partito comunista: si era incendiata di una nuova passione, questa volta politica.

Amava il talento

Vita e letteratura. Le due cose, indissolubilmente legate. Giacomo Debenedetti sosteneva che Sibilla Aleramo vivesse autobiograficamente: amava il talento, s’infiammava perlopiù per poeti, scrittori e artisti, prendeva ciò che voleva, non chiedeva altro che istanti di passione. Anche quando facevano male e bruciavano di follia. Giovanni Cena, poi lasciato per la “fanciulla maschia”, eletta a protagonista del romanzo Il passaggio, Dino Campana (indimenticabile il carteggio Un viaggio chiamato amore) Felice Damiani, Vincenzo Cardarelli, Giovanni Papini, Umberto Boccioni, Tullio Bozza, Anteo Zaniboni, Julius Evola… Da ultimo il giovanissimo Franco Matacotta.

Redazione CiSiamo
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