Concorso in Regione Sicilia, il testo guida non cita le vittime della mafia

Il manuale scelto per sostenere la prova commette un errore madornale e non cita le vittime della mafia, nonostantre il concorso preveda che i candidati siano preparati in"storia della Sicilia".

Sede della Regione Sicilia
Concorso in Regione Sicilia. Il testo guida non cita le vittime della mafia.

L’assemblea regionale siciliana indice un concorso per Consigliere Parlamentare che non prevede la conoscenza della storia alla voce “mafia”. Come testo guida per sostenere quella prova c’è un manuale, il Simone, che ha “dimenticato” e non cita alcune fra le più famose vittime dell’Onorata (e criminale) Società. Scandalo assoluto intorno alla selezione indetta da Palazzo d’Orleans, con le vittime di Cosa Nostra dimenticate in un testo che dovrebbe contribuire alla formazione di coscienze storiche, oltre che di professionalità, dato che le due, in un mondo normale, dovrebbero essere adiacenti e complementari.

Nota amarissima perché paradossale: al punto G dei requisiti cognitivi richiesti, delle materie con cui cimentarsi in pratica in sede di colloquio con la commissione, il bando recita testualmente che i candidati dovranno essere ferrati in “Storia d’Italia dal 1860 ad oggi, anche con riferimento alla storia della Sicilia“. Il punto C, quello relativo alla prova scritta, prevedeva come argomento lo stesso, storia siciliana. Il concorso prevede undici posti ed il bando è in scadenza il 17 dicembre 2019.

Cosa manca all’appello

Sugli scudi – come informa una nota di FuturapressCarmine Mancuso, ex parlamentare e figlio di Lenin Mancuso, il maresciallo di Pubblica Sicurezza trucidato il 25 settembre del 1969 assieme al giudice Cesare Terranova in quel di Palermo. Il nome di suo padre non figura fra quelli riportati nella parte del testo che abbraccia la storia della Sicilia e le vittime della mafia. Ma è in buona compagnia: all’appello, nel Simone, mancano anche le vittime della strage di Capaci, di via D’Amelio, degli agguati al generale Dalla Chiesa ed al procuratore Scaglione.

Il commento di Carmine Mancuso

Lapidario ed amarissimo il commento del figlio del maresciallo ucciso mentre scortava il giudice: “Davvero singolare che in un libro, finalizzato a preparare coloro che un giorno potrebbero diventare nientemeno che dirigenti del Parlamento siciliano, si commettano errori o omissioni così grossolani che, nella sostanza, producono disinformazione e rendono claudicante, se non piena di gravi vuoti, la conoscenza di tutti coloro che, a vario titolo, hanno pagato con il sacrificio della loro vita l’impegno totale contro la piovra mafiosa per l’affermazione della legalità e per il riscatto della Sicilia. L’episodio è indice, a voler essere generosi, di un pressappochismo che offende la memoria dei caduti e la storia dell’antimafia fatta di coraggio e di una lunga scia di sangue”. E se la memoria corta passa anche per i luoghi e le pagine chiamati a preservarla, parlare di pressappochismo è un atto di mera eleganza.

Redazione CiSiamo
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