Tunisia grazia 2160 detenuti, pericolo foreign fighters per l’Italia

L'episodio è in realtà da tempo fenomeno a tutti gli effetti. La Tunisia ha due feste comandate nel corso delle quali conferisce la grazia a parecchi detenuti.

Immigrazione in Italia
Aumenta il rischio di migrazioni clandestine verso l'Italia

L’ennesima grazia concessa ai detenuti della Tunisia in occasione della Festa della Rivoluzione inasprisce la potenziale emorragia di migrazioni clandestine verso l’Italia e, fra 24 ore, alzerà l’allerta terrorismo poco sotto il parossismo. Con il provvedimento che diventerà esecutivo domani, 14 gennaio, a forma del presidente Beji Caid Essebsi e controfirmato dal ministro della Giustizia, Mohamed Karim Jamoussi, saranno in 2160 a godere del provvedimento, con 520 detenuti rimessi a piede libero ed il resto sotto tutela di congrui sconti di pena, ergo, pronti a tentare l’intrapresa (traversata, integralismo attivo o entrambi) in tempi relativamente brevi.

La Tunisia libera 2000 detenuti ogni anno

L’episodio è in realtà da tempo fenomeno a tutti gli effetti, per una serie di cause oggettive. Primo, la Tunisia ha due feste comandate nel corso delle quali grazia, indulti e sconti vanno via ormai da anni come il pane; secondo, perché ad ogni occasione ed a fare i conti della serva sono ormai oltre diecimila i detenuti fatti oggetto nel corso degli ultimi otto anni di provvedimenti in merito alla carcerazione; terzo, perché è stato dimostrato in maniera empirica che i canali dei foreign fighters più prolifici sono proprio quelli che hanno lo start dai porti di Monastir, Zarzis, Biserta ed El Haouaria.

Su tutto poi grava l’incentivo ulteriore rappresentato dalla puntualità con cui il governo tunisino emette provvedimenti del tutto simili, sempre ogni anno ma in occasione della fine del ramadan, in estate. A conti fatti dunque, dall’inizio di ogni anno e fino alla bella stagione inoltrata, l’esecutivo tunisino lascia in libertà o attenua le misure – creando il presupposto di una libertà imminente o celere – a circa 2000 persone. Fra di loro, secondo studi di intelligence e non per una approssimata deduzione che sarebbe tuttavia lapalissiana, almeno 10/15 sarebbero trucidoni con la sharia in capoccia l’Occidente in tacca di mira. Poco da stare allegri.

Il provvedimento che scalcia via ceppi e catene a 520 detenuti e ne mette decisamente allegri altri 1500 è motivato con l’anniversario della Rivoluzione, quella dei Gelsomini a trazione laicheggiante che fra 2010 e 2011 disarticolò un governo in ambasce gravissime in tema soprattutto di occupazione. Il 16 marzo poi tocca alla festa dell’Indipendenza, quando nel 1956 la Tunisia si affrancò dall’untuoso abbraccio con la Francia. Solo nel 2018, in quell’occasione, altri 598 detenuti furono messi a piede libero ed altri 2000 circa indultati con sconti di pena sostanziosi. Il World Factbook della Cia assegna alla Tunisia un range di pericolosità molto particolare.

Il rischio di approdo dei terroristi

Il paese è islamico cosiddetto “moderno”, con un alto tasso di emancipazione delle donne ed una burocrazia molto occidentalizzata, ma tutto in inquietante convivenza con l’apporto comprovato che i miliziani integralisti locali avevano dato al terrorismo ed alla sua logistica in territorio libico. Il naturale approdo di personaggi potenzialmente pericolosi, quando non a caratura letale, in Italia è citato in una relazione Cia che, nell’aprile 2018, assegnava a Ansar Al Sharia/Tunisia ed ai gruppi di scafisti impegnati a cottimo con il gruppo un ranking di pericolosità severo. (https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/print_ts.html)

Redazione CiSiamo
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