Misero in scena falso attentato terroristico, condannati tre carabinieri

I tre carabinieri avevano incastrato un ghanese, musulmano sunnita, con l'intenzione di sventare loro stessi il presunto attacco e riceverne i meriti.

Con prove false e per riaccreditarsi dopo un’indagine interna a loro carico avevano fatto accusare un extracomunitario di terrorismo, mettendo letteralmente in scena un attentato ad un centro commerciale campano. Tre carabinieri, C.V., G.D.A. e A.L., di Quarto, Teverola ed Acerra, sono stati condannati a 9 anni di carcere ciascuno per falso ideologico, calunnia e detenzione e porto di armi clandestine.

Caduta invece a loro carico un’accusa per rapina. Al centro dell’intera vicenda un presunto attentato terroristico di matrice islamica in quel di Giugliano, presso l’ipermercato Auchan. Il bluff, almeno nelle intenzioni, era ben fatto.

L’idea

Metti tre carabinieri in servizio nella compagnia locale con qualche problemino di comportamento, metti una talpa che li avvisa di un’indagine in corso nei loro confronti e aggiungi un pizzico di spregiudicatezza che fa il paio con l’illegalità più assoluta e che decisamente non è nelle corde della Benemerita. Che fare a quel punto? L’uovo di Colombo è lì, a portata di sceneggiatura. E l’uovo si chiama Munkail Osman, ghanese, bracciante e da sempre propenso a farsi una manica di fattacci suoi. Il “pollo” prescelto però è musulmano, musulmano sunnita, cioé “morbido” ma ai tre la cosa deve esser sembrata irrilevante. Come incastrarlo? Semplice, si va a casa sua mentre è al lavoro e, dopo esserselo procurato, gli si piazza sotto il letto il kit del perfetto terrorista: una copia del Corano (quella non deve mancare mai ché il sessappiglio della motivazione religiosa è faccenda potente) due pistole e una mappa del centro commerciale “target” dell’attentato. ma come accreditare vieppiù l’idea dell’attentato? Cerchiando in rosso alcuni punti dell’immobile e disegnando un immaginario tracciato. Lo scopo, nelle intenzioni levantine del terzetto di militi con scalmane da Langley alla pummarola era quello di sventare il piano da loro stessi sceneggiato, beccarsi un encomio nel clima di diarrea mediatica ed istituzionale in tema di terrorismo islamico e sanare con quello l’indagine a loro carico.

La scoperta della finzione

Tutto bene se non fosse stato per la tenacia della vittima che, appartenendo all’ala tiepida dell’Islam, aveva saputo argomentare a tal punto di mettere in allerta gli investigatori dell’Arma. Fare due più due con lo storico non proprio cristallino sui fogli matricolari dei tre, indagare, tracciare le armi, scoprire la magagna ed arrestarli era stato un attimo. I militari avevano confessato in sede di interrogatorio di garanzia presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere ed avevano scelto il rito abbreviato che li ha portati alla condanna di ieri. Minaccia sventata. Non quella pavenatta da loro ma quella da essi stessi rappresentata. Tant’è.

Redazione CiSiamo
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