Omicidio Michela Fiori, i figli adottati dai concittadini

La donna, strangolata dall'ex marito, aveva espresso il desiderio che i figli andassero a vivere con sua madre. E così ha stabilito il giudice. La città di Alghero ha però deciso di adottare i bambini istituendo per loro un fondo.

Michela Fiori, strangolata dall'ex marito Marcello Tilloca
Michela Fiori, strangolata dall'ex marito Marcello Tilloca

L’omicidio di Michela Fiori, strangolata dall’ex marito, Marcello Tilloca, che ora è rinchiuso nel carcere di Bancali, aveva sconvolto tutti nella comunità di Alghero. Il tribunale ha formalizzato l’affidamento alla nonna dei figli di Michela, rimasti orfani. Quello davanti al giudice è stato praticamente l’ultimo momento che nonna Giuseppina Grasso (accompagnata dal suo avvocato Lisa Udassi) ha dovuto vivere prima di lasciare la Sardegna per trasferirsi a Genova.

Assieme alla nonna come desiderava Michela

I due bambini, di 8 e 11 anni, non avrebbero voluto abbandonare Alghero. Come tutti i bambini non volevano lasciare la casa in cui erano cresciuti, la loro città, la scuola, gli amici, la squadra di calcio. Gli psicologi hanno però sostenuto che servisse un distacco repentino e drastico. E il giudice ha dato loro ragione.

Ecco quindi che sono partiti insieme alla nonna materna, proprio come da ultime volontà di Michela. “Se dovesse succedermi qualcosa – aveva detto dopo le minacce di morte ricevute dall’ex marito – fate in modo che i bambini vadano a vivere con mia madre. Insieme a Giuseppina Grasso si prenderanno cura dei bambini anche il compagno Giuseppe della donna e gli zii.

Alghero adotta i due bambini

Alghero ha però deciso di “adottare” i due figli di Michela. Lo ha fatto attraverso l’istituzione di un fondo al Banco di Sardegna che servirà per sostenere i bambini nel loro percorso scolastico e professionale. “Il più piccolo – racconta il Sindaco Bruno – a un certo punto mi ha chiesto un foglio e mi ha lasciato un cuore con la sua firma, a cui si è aggiunta quella del grande. Sono venuti a salutarmi in ufficio prima di andare a Genova. Ci siamo dati appuntamento presto perché la nostra amicizia continua. In quel cuore c’è la città di Alghero, c’è la Sardegna. C’è quella che è scesa in piazza il giorno di Natale, quella che si è stretta intorno alla famiglia e ai bambini di Michela. Ci sono gli oltre 340 donatori che hanno alimentato finora il fondo per assicurare il loro futuro. E ci sono enti, istituzioni, fondazioni, consorzi, editori, associazioni, c’è La Nuova Sardegna e il Banco di Sardegna, alcune parrocchie e la Diocesi di Alghero Bosa, l’associazione dei comuni e tantissimi semplici cittadini”.

Redazione CiSiamo
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