Escluso dal concorso per Carabinieri: ha il simbolo della pace tatuato sul polpaccio

Il simbolo della pace tatuato sul polpaccio. L'Arma dei Carabinieri lo esclude da un concorso. Il giovane di 24 anni ricorre al Tar.

Carabiniere si uccide in servizio
Carabiniere si uccide in servizio

Porta un tatuaggio con il simbolo della pace sul polpaccio, l’Arma dei Carabinieri lo esclude da un concorso ma lui ricorre al Tar. Un 24enne della provincia di Lecce ha dovuto impugnare davanti ai giudici amministrativi del Lazio il provvedimento di esclusione con cui il Centro Nazionale di Selezione e Reclutamento del Comando generale dell’Arma lo aveva ritenuto inidoneo al concorso di selezione di duemila allievi carabinieri in ferma quadriennale. Il giovane ha ritenuto che nei suoi confronti sia stato effettuato un discrimine, affidando alle toghe di Palazzo Doria la decisione in merito alla natura dello stesso. I giudici hanno disposto una consulenza. Ma su cosa? Semplice e al contempo complicato: il ragazzo ha tatuato sul polpaccio della gamba destra il simbolo della pace, il famoso fungo rovesciato di Bertrand Russell.

Esclusione dal concorso causa tatuaggio

Ora, in materia di segni corporei permanenti la Benemerita, pur avendo da tempo “digerito” certi mutamenti di costume, fa ancora l’occhiolino all’ortodossia, sia pur con alcune scappatoie: “Sono giudicati inidonei – si legge in un passo riportato dal Corriere salentino sulla vicenda che enuncia la direttiva tecnica di riferimento – i concorrenti che presentano tatuaggi visibili con ogni tipo di uniforme, compresa quella ginnica (pantaloncini e maglietta) o su zone del corpo coperte dalle uniformi che, per dimensioni, contenuto e natura, siano deturpanti o contrari al decoro o di discredito per le Istituzioni”. La chiosa è oggettivamente un filino quacchera, non ce ne vogliano i vertici dell’Arma: “(…) ovvero (i tatuaggi) siano possibile indice di personalità abnorme (in tal caso da accertare con visita psichiatrica e con appropriati test psicodiagnostici – nda)”.

Insomma, sorvolando sul fatto che esiste ancora una scuola di pensiero per cui chi porta tatuaggi può avere personalità abnorme ed abbisogna di uno strizzacervelli, il sugo della faccenda pare stare tutto nel punto in cui il tatuaggio in questione si trova; campeggiando su un polpaccio sarebbe potenzialmente visibile dal bordo del calzino della tenuta ginnica. Ora proviamo ad incartarci, facciamoci del male e andiamo a rispolverare l’immagine della mise in questione: la ginnica estrema da bella stagione prevede pantaloncini e calzini a mezzo polpaccio, quindi oggettivamente un “mezzo fungo” – a voler contare che con quella divisa non è che ci si vada oranti in santuario ma ci si fanno cose ginniche e giocoforza nevrili – si vedrebbe.

Il ricorso presentato al Tar

Il punto è stabilire, con il ricorso che il giovane ha presentato per mezzo dell’avvocato Sabrina Conte, se quel tatuaggio, per natura e posizione, getti discredito sull’Arma o sia termometro dell’esser fuori di brocca, secondo canone interno, del suo portatore. Nelle more dell’intoppo il giovane leccese, che carabiniere lo vuole diventare ad ogni costo, si sta sottoponendo al sedute laser per eliminare quei quattro schizzi di inchiostro che rischiano di rovinargli vocazione e lavoro, ma l’ardua sentenza potrà venire solo dalla consulenza disposta dai giudici sulla visibilità del tatuaggio galeotto. Il prossimo 6 febbraio una commissione medica del Ministero dell’Interno dirà la sua. Si disquisirà del calzino, dei centimetri esposti e dei movimenti che potrebbero far campeggiare, sornione e scostumato, non un diavolo trucido e metallaro, non un Acab in salsa gotica, men che mai una tetta, ma un simbolo di pace. Una faccenda che, per inciso, è pure ben ammanigliata con la Costituzione.

Redazione CiSiamo
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