Clan Spada, confiscato mezzo miliardo all’imprenditore Mauro Balini

Sequestrato mezzo miliardo all'imprenditore Mauro Balini
Sequestrato mezzo miliardo all'imprenditore Mauro Balini

Tegola con annesso scacco matto alle male capitoline a trazione rom: stamattina la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma ha provveduto alla confisca di beni per mezzo miliardo di euro all’imprenditore Mauro Balini, considerato contiguo ai clan degli Spada e Fasciani. “Ultima Spiaggia”, non poteva che chiamarsi così il blitz messo a segno dalle Fiamme Gialle su imput procedurale della Sezione Misure di Prevenzione di Piazzale Clodio.

Autoveicoli, società, conti bancari e crediti, per un valore complessivo di oltre mezzo miliardo di euro, una fagottata di roba per una paccata di danè in disponibilità del controverso imprenditore, storico referente di una mala spiaggiaiola che aveva nel porto turistico di Ostia e negli stabilimenti Hakuna Matata e Plinius il suo cuore pulsante ed il suo core business.

Chi è Mauro Balini

Balini era in tacca di mira della Gdf già da quattro anni. Arrestato nel 2015 per associazione a delinquere finalizzata ai reati di bancarotta con frode, si era tirato addosso indagini patrimoniali che avevano via via condotto a legami con i sodalizi criminali del litorale romano. Ma perché Balini avrebbe – a detta degli inquirenti del Gico, Gruppo Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle – contatti con le famiglie rom storiche della mala fra cupolone e luoghi pasoliniani? Semplice: perché pur non avendo formalmente un euro in saccoccia, l’uomo avrebbe promosso transazioni economiche di tale entità da suscitare l’attenzione degli investigatori: fra parenti e prestanome l’imprenditore avrebbe schierato un piccolo esercito di manutengoli dell’intrapresa brada tale da sviluppare un volume di affari degno di un tycoon.

Episodi specifici poi lo collocano nella galassia dei malommi della Roma da spiaggia: amico di Cleto Di Maria, narcotrafficante di calibro internazionale, Balini avrebbe proposto a quest’ultimo la gestione del bar del lido Hakuna Matata, oltre che i servizi di vigilanza all’interno del porto turistico di Ostia. Particolare importante, la società che avrebbe consentito l’incastro era titolare di regolare concessione demaniale. Balini aveva poi fatto da bancomat per “Cappottone”, al secolo dell’onomatopea dei pregiudicati locali Roberto Giordani. Sue le numerose largizioni alla famiglia dell’uomo, detenuto perché imputato del tentato omicidio di Vito Triassi, nel 2007.

Versava 5000 euro al mese alla moglie

Balini, secondo un clichet che ricorda molto i protocolli di welfare interno dei clan aversani (che sul litorale romano non sono più parvenu dal 2009) versava alla moglie di Giordani 5000 euro al mese, come “ristoro” per la detenzione del cigliuto coniuge. Le auto in sosta poi al porto di Ostia erano gestite da una coop riferibile a Roberto Pergola, altra “capa gloriosa” dell’ambiente di mala intraneo al clan Spada.

Insomma, fra beni dichiarati e ricchezze possedute, nel caso di Balini si poteva parlare non di sproporzione ma di sproposito e un anno e mezzo fa si era proceduto al sequestro dei beni confiscati stamattina. Ecco la lista della spesa al completo: “Il provvedimento in corso di esecuzione riguarda, nel dettaglio: quote societarie, capitale e intero compendio aziendale di 15 società, operanti nel settore immobiliare, nella gestione di servizi e di stabilimenti balneari e nella ristorazione, cui sono riconducibili, tra l’altro, i circa 840 posti barca del porto turistico di Ostia; 897 unità immobiliari (appartamenti, locali commerciali, box, posti auto e terreni) site in Roma e in provincia di Rieti; 7 autoveicoli e 1 motoveicolo; rapporti finanziari e crediti societari, per un valore di quasi 516 milioni di euro”. Paperon de Paperoni mangiava cacio e pepe.

Redazione CiSiamo
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