Giornalisti minacciati dalla mafia: non facciamo tardi come con i collaboratori di giustizia

Altri due giornalisti minacciati dalla mafia all'inizio del 2019 si vanno ad aggiungere alla lunga lista che vede l'Italia al primo posto per i cronisti nel mirino della criminalità organizzata. Non sottovalutiamo i rischi, come abbiamo fatto per i collaboratori di giustizia.

Due giornalisti minacciati in pochi giorni. Comincia così il 2019 per i giornalisti che si occupano di criminalità organizzata. Una è Cristina Liguori, cronista e collaboratrice del programma di La7 “L’Aria Che Tira”, di TeleClubItalia e de Il Mattino. L’altro è Sacha Biazzo, giornalista di Fanpage.it e autore dell’inchiesta a puntate su rifiuti, affari e politica “Bloody money”.

Bucate le ruote dell’auto di Cristina Liguori

Cristina Liguori – come ha raccontato lei stessa sulla sua pagina Facebook – si trovava nella «caserma dei Carabinieri di Giugliano per girare immagini dell’arresto degli estorsori del clan Mallardo». Aveva parcheggiato la sua auto all’esterno e – continua la giornalista – «qualche criminale amico dei criminali ha ben pensato di infilare un bel coltello dalla lunga lama in due ruote della mia macchina».

Furto in appartamento per Sacha Biazzo

Sacha Biazza, invece, è stato vittima di uno strano furto presso il suo appartamento a Milano. Benché ci fossero all’interno dell’appartamento anche altri oggetti di valore, i presunti ladri hanno portato via soltanto uno zainetto con un computer portatile e due smartphone.

I messaggi di solidarietà

Subito sono arrivati i messaggi di solidarietà delle associazioni di categorie e della altre redazioni, a cui ovviamente ci aggiungiamo anche noi di CiSiamo.info.

Per la Liguori si è mossa, oltre al Sindacato unitario giornalisti della Campania e l’Unione cronisti della Campania, anche la Federazione Nazionale Stampa Italiana, che ha dichiarato: «Resta forte la preoccupazione per chi, ormai quotidianamente, viene attaccato e aggredito perché fa il proprio dovere in un Paese dove il diritto di informare e quello di essere informati diventa sempre più precario».

Per Sacha Biazzo perfino il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Nicola Morra, che ha commentato: «Sappiamo molto bene come il giornalismo d’inchiesta serio e rigoroso possa essere vittima di ritorsione. Biazzo, con il direttore Francesco Piccinini e tutto il team investigativo della redazione, è stato l’autore della sconvolgente inchiesta “Bloody Money” che faceva emergere l’attualità della gestione criminale dei rifiuti in Italia e non solo».

«Ritengo necessario e doveroso – conclude Morra – che non cali l’attenzione su questa situazione, perché è proprio quando cala il silenzio che cominciano le ritorsioni».

Giornalisti minacciati in Italia

L’Italia è al primo posto nella classifica europea per il numero di giornalisti minacciati. Su 445 aggressione fisiche avvenute in Europa ai danni di giornalisti, ben 83 sono successe in Italia. E la seconda è la Spagna con 38 aggressioni, quindi meno della metà.

Inoltre sono ben 3.722 i casi di minacce, abusi e altri attacchi subiti dai giornalisti italiani dal 2006 alla fine del 2018.

Un problema da affrontare

Le notizie dei due giornalisti minacciati, diffuse peraltro all’indomani dell’aggressione fascista ai giornalisti del settimanale L’Espresso, dimostrano innanzitutto come la criminalità organizzata di tipo mafioso, per quanto si sia affinata in questi anni, sia ancora disponibile a colpire con atti di violenza i giornalisti che ne denunciano gli affari, le infiltrazioni e le collusioni con la politica.

E non può e non deve rassicurare l’evidenza che da anni, fortunatamente, non vi siano giornalisti uccisi dalle mafie, perché era la stessa rassicurazione che veniva fornita dalle istituzioni quando si denunciava il malfunzionamento del programma di protezione per i collaboratori e i testimoni di giustizia, eppure il 26 dicembre scorso il congiunto di un pentito è stato ammazzato sotto la sua casa, in una località che avrebbe dovuto essere protetta. E invece, come dimostrato anche dalla nostra esclusiva sull’omicidio di Marcello Bruzzese, non lo era.

Non aspettiamo, allora, di avere un altro Giancarlo Siani, un altro Pippo Fava un altro Mauro De Mauro, un altro Mario Francese da piangere, prima di intervenire.

Redazione CiSiamo
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