Demografia in Italia: più ottantenni che neonati

Nessuno peggio di noi in Europa. Se la curva demografica continuerà a scendere, l'Italia rischia di "chiudere".

Demografia in Italia, più ottantenni che bambini
Demografia in Italia, più ottantenni che bambini

Demografia in Italia, ancora pessime notizie. Recentemente l’Istat ha pubblicato i nuovi dati su “Natalità e fecondità della popolazione residente”. Il numero di nuovi nati registrati nel 2017 sia il più basso dall’Unità fino a oggi. È dal 2013 che, ogni anno, questo record negativo viene battuto. Ma c’è un problema maggiore: lo squilibrio tra nuovi nati e anziani. Adesso, per la prima volta, il numero dei nuovi nati è sceso sotto quello degli ottantenni (482 mila al 1 gennaio 2018). I bambini nati l’anno scorso in Italia rappresentano meno della metà dei neonati del 1965, con il numero medio di figli per donna crollato da 2,7 a 1,3. Nemmeno durante i due conflitti mondiali i nati furono così pochi.

Nessuno peggio di noi in Europa

L’Italia è diventata il Paese con i maggiori squilibri demografici all’interno dell’Unione europea. I dati di Eurostat confermano questo curva negativa. L’italia è su questo triste podio. Tra i paesi, al contrario, virtuosi i tema natalità troviamo ’Irlanda, dove abbiamo oltre tre neonati ogni ottantanne, seguita da Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Svezia e Gran Bretagna. In fondo ci sono Germania, Portogallo, Grecia e Italia.

Come sottolineano Bonifazi e Angela Paparusso, dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Cnr, le previsioni Onu sono pessime. “Tra il 2015 e il 2035 la popolazione in età lavorativa diminuirà in Europa di 49,3 milioni con le migrazioni e di 64,9 senza migrazioni. In termini relativi si tratta di un calo, nelle due ipotesi, del 10,8 e del 14,2%. Germania e Italia sono quelli con le perdite maggiori in termini assoluti e relativi. Senza alcun apporto migratorio la fascia di popolazione in età di lavoro diminuirà in entrambi i Paesi di circa un quinto, con un calo di 10,8 milioni di unità nel primo caso e di 6,8 nel secondo”.

Diminuzione di donne in età feconda

A rendere ancora più drammatica la situazione è la diminuzione delle donne in età feconda (15-49 anni), scese di circa 900mila unità tra il 2008 e il 2017. Questo è il secondo colpo mortale per la situazione demografica del nostro Paese.

Siamo il Paese che più si sta più indebolendo. Siamo il Paese che vedrà meno ricambio generazionale. Inoltre stiamo assistendo a un aumento della popolazione anziana, che assorbe ricchezza.

Le conseguenze

Le conseguenze di questa situazione rischiano di essere pesanti. “Se qualsiasi bene economico prodotto nel nostro Paese subisse un crollo, quello che al più si rischia è perdere un settore economico strategico – spiega Alessandro Rosina, docente di Demografia all’Università Cattolica di Milano. “Anche le nascite possono essere considerate un bene prodotto. Ma se si azzerano è però tutto il Paese, non solo qualche settore produttivo, che chiude”.

“La diminuzione delle nascite non fa diminuire una popolazione in modo proporzionale a tutte le età, la erode dal basso. Gli anziani rimangono (anzi aumentano), mentre si riduce la consistenza delle nuove generazioni. Si accentua quindi il peso della popolazione più vecchia, producendo squilibri generazionali che più si allargano e più costituiscono un freno alla crescita economica e alla sostenibilità del sistema sociale“.

 

Redazione CiSiamo
La Redazione di CiSiamo.info è pronta a parlarvi di attualità, cronaca, politica, spettacolo, sport, cultura, cercando sempre di portare alla vostra attenzione i fatti più interessanti e più rilevanti che la contemporaneità ci mette davanti. Siamo pronti a far scorrere le dita sulle nostre tastiere. Noi Ci Siamo, e voi? Seguiteci sui social.