La musica religiosa arriva in Tribunale

Anche la musica religiosa ha i suoi problemi di diritti d'autore: la paternità di alcune canzoni diventa un contenzioso su cui dovrà decidere il Tribunale di Roma.

Gen Rosso
Il logo del Gen Rosso

Dopo lo scandalo che ha colpito la Cappella Musicale Pontificia Sistina, che vede l’ex direttore dell’orchestra, Monsignor Massimo Palombella, e l’ex direttore amministrativo, Michelangelo Nardella, indagati dal Tribunale del Vaticano per riciclaggio, truffa aggravata ai danni dello Stato e peculato, dalle Cancellerie del Tribunale di Roma emerge una nuova triste vicende che riguarda la musica religiosa.

Una storia di quasi trent’anni di diritti d’autore non pagati ai legittimi proprietari intellettuali di opere musicali, ovvero quegli artisti che hanno scritto e composto canzoni che, per quasi trent’anni, sono stati eseguiti e pertanto hanno fatturato anche cifre considerevoli. Stando a quanto riportato nell’atto introduttivo del giudizio, il ricavato non veniva però equamente ripartito fra quanti ne avrebbero avuto, almeno moralmente, diritto, bensì attribuito ai pochi che risultavano unici autori di quei brani musicali.

A questa situazione ora si sta cercando di mettere una pezza, seppur con qualche problema. Ma andiamo con ordine e ricostruiamo tutta la storia.

Il Gen Rosso

Il Gen Rosso – non tutti lo ricorderanno – è un gruppo musicale italiano attivo sin dal 1966 e nato all’interno del movimento dei Focolari, ovvero quel movimento laico di ispirazione cattolica che ha come fine la realizzazione dell’unità tra le persone e la sua sede centrale a Loppiano. Sono, per intenderci, gli esecutori di brani famosi ormai in tutto il mondo come “Resta qui con noi”, “Vieni e seguimi” e “Servo per amore”. Canzoni che tuttora, nell’ambito religioso, vengono eseguiti frequentemente e, ancor di più, lo sono stati nel corso di questi cinquant’anni.

I diritti d’autore

Al momento della deposito presso la SIAE dei loro brani, però, non tutti i componenti del Gen Rosso erano iscritti all’ente pubblico che tutela i diritti d’autore degli autori e dei compositori in Italia. Quindi, con il consenso unanime, i brani sono stati depositati soltanto a nome di alcuni, invece che a nome di tutti quelli che effettivamente avevano contribuito alla loro scrittura e alla loro composizione. Un escamotage, certamente legittimo, che forse si sarebbe potuto gestire meglio, magari con una redistribuzione nell’arco di un breve periodo degli introiti.

La pezza dopo 38 anni

Nel 2017 il Gen Rosso ha deciso finalmente di riconoscere a ciascun autore e a ciascun compositore i diritti su canzoni da loro scritte e/o composte. Valerio Ciprì, esponente di punta del Gen Rosso e membro del Movimento dei Focolari, ha chiesto quindi alla SIAE il cambio di autore di centinaia brani  registrati a nome suo e di altri tre (Antonino Mancuso, Guido Zappalà, Benedikt Enderle) dal 1979 al 2005 a favore dei reali compositori. In cambio, però, questi rinunciano ai diritti di cui non hanno beneficiato nel corso di questi trent’anni.

I problemi nascono ora, però, nel riconoscere l’attribuzione dei vari brani, in quanto i nuovi editori di alcuni ex membri del Gen Rosso reclamano i diritti d’autore su alcuni testi o musiche che, invece, il Gen Rosso non ritiene di dovergli riconoscere, pur riconoscendo a costoro la proprietà editoriale di altre canzone. E così ora la musica religiosa ha cominciato a riecheggiare nelle aule del Tribunale di Roma, dove è in corso una causa fra la BAM International e il Gen Rosso per l’attribuzione del diritto di autore di alcuni brani.

Redazione CiSiamo
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