Madre surrogata rifiuta aborto del bambino “scartato” dai genitori per problema al cuore

La madre ha deciso comunque di portare a termine la gravidanza. Ora non sa dove si trovi il bambino.

Demografia in Italia, più ottantenni che bambini
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Una Madre surrogata, Stephanie Levesque, residente in Texas, ha deciso di portare a termine la propria gravidanza nonostante i genitori del bambino volessero costringerla ad abortire. Il motivo: il piccolo era malato al cuore. Questa è un storia figlia della modernità, sorella delle attuali mode intellettuali. Una storia che difficilmente passerà inosservata e inevitabilmente farà nascere le polemiche. Stephanie Levesque, quando alla sedicesima settimana di gravidanza le è stato comunicato che il bambino che portava in grembo soffriva di un difetto cardiaco, la donna si è rifiutata di abortire. Ha contravvenuto così agli ordini dei genitori ai quali il bambino, il prodotto, era destinato. La vicenda ha fatto nascere un dibattito. A chi spettava scegliere?

MADRE RIFIUTA ABORTO DEL BAMBINO MALATO

Stephanie ha così deciso di partorire. Ma c’è un secondo problema adesso. Il bambino, una volta venuto al mondo, le è stato sottratto. Lo avrebbe voluto chiamare Luca (ovvero “portatore di luce”), ma la donna, però, è stata immediatamente allontanata dallo staff del Medical City Women’s Hospital dove era stata ricoverata. “Non conosco il suo nome. Non so quanto pesasse. Non so se hanno scelto di fare un intervento chirurgico”, ha dichiarato Stephanie.

Ecco il colmo. L’ironia. L’ingiustizia. La mamma che ha messo al mondo il bambino per sottrarlo a un destino crudele non sa oggi se il piccolo sia quanto meno sano oppure no.

Sul suo profilo Facebook, Stephanie ha da poco festeggiato il primo compleanno del “suo” bambino. E continua a sperare che il suo gesto d’amore non sia stato vano.

Bambini con il codice a barre

Questa storia triste ha riportato i media di tutto il mondo a ridiscutere sulla questione delle madri surrogate. A ridiscutere sui bambini trattati come prodotti da costruire e rivendere. Bambini con il codice a barre, così come qualcuno li definisce.

Il punto della questione tuttavia non è se coppie (eterosessuali o omosessuali che siano) abbiano il diritto o meno di avere un figlio. Spero che questa polemica sia già superata (anche se non ne sono convito) e che finalmente si accetti ogni tipo di famiglia. Ogni bambino crescerà sicuramente meglio con due genitori che gli vogliono bene (anche due genitori dello stesso sesso, perché no?), piuttosto che da solo. Il problema è se esiste qualcuno che ha il diritto di ordinare un figlio “su misura”.

Infatti, grazie alle moderne cliniche, che parlano di uguaglianza e di giustizia e che intanto guadagnano milioni, è possibile ordinare un bambino con specifiche caratteristiche già impostate. Quello che va per la maggiore è il bambino biondo con gli occhi azzurri. Perfetto, di razza ariana.

Ma vi invito a riflettere, se una persona esige di avere un bambino perfetto, quella persona sarà in grado poi di essere un buon genitore? No, non lo sarà. Né per il bambino perfetto, né per il bambino “imperfetto”. La storia di Stephanie Levesque ne è la prova più assoluta.

 

Redazione CiSiamo
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