Insulti e sputi alla Camera trasformata in un saloon durante la discussione sulla Legge di bilancio

I tafferugli sono scoppiati durante la discussione della manovra. Ma non è la prima volta che gli "onorevoli" usano le mani per farsi sentire. Anzi, in Italia è quasi la regola.

Ancora una volta la Camera si trasforma in un saloon, con tanto di risse e sputi tra gli
Ancora una volta la Camera si trasforma in un saloon, con tanto di risse e sputi tra gli "onorevoli"

Legge di bilancio 2019, insulti e sputi da parte dei membri dell’opposizione contribuiscono a trasformare la camere in un saloon. La tensione ha visto il suo momento culmine con il lancio di un testo della manovra contro un sottosegretario da parte di Emanuele Fiano (Pd). Ma questo è solo l’ultimo di molti episodi che hanno portato i nostri politici a essere accostati, in tutto il mondo, a dei pagliacci. La legge di bilancio, poi, atto politico per eccellenza, è da sempre nel mirino delle opposizioni, che molte volte non sono riuscite a controllarsi.

Quando i politici si trasformano in cowboy di un saloon

Correva l’anno 2014, ed era un’uggiosa giornata di dicembre. Molti deputati M5S furono espulsi dalla Presidente Boldrini per aver occupato i banchi del Governo, dopo il contingentamento dei tempi di discussione. Ma a inaugurare quell’anno il ring della Camera era stato il centrodestra. Fabio Rampelli (FdI) occupò i banchi del Governo inalberando lo striscione “Corrotti”.

Anche palazzo Madama si è visto trasfigurare in una sorta di saloon di uno squallido film ambientato nel vecchio West. Non uno di quelli Sergio Leone, per intenderci, in cui la trama vedeva quasi sempre un campione usare la violenza perché non c’era altro modo per ottenere giustizia. Qui la situazione era quasi opposta. Lo sa bene Laura Bianconi (Ncd) che dovette girare con un tutore al braccio a seguito di un parapiglia in aula dell’agosto 2014, del quale fece le spese durante l’esame del ddl riforme che portava il nome di Maria Elena Boschi. Mancavano solo le musiche di Ennio Morricone, poi, per rendere memorabile la scazzottata del 28 aprile 2015, per la fiducia posta dall’esecutivo Renzi sull’Italicum, tra urla convergenti anti-governative all’insegna di “fascisti” e “vergogna”, da M5S e destra.

Vent’anni di risse al grido di “rispettate le istituzioni!”

Ben peggio era andata a Nuccio Cusumano (Udeur) qualche anno prima, nel gennaio 2008. Aveva cambiato idea rispetto alla linea del partito, e decise di votare dire sì alla fiducia a Romano Prodi. Ne nacque uno scontro con vari compagni di partito, e gli arrivò persino uno sputo da Tommaso Barbato. Dovette lasciare l’aula in barella. La madre di tutte le risse, però, in tempi relativamente recenti, si ha all’epoca di Mani pulite. Era il 16 marzo 1993 quando il leghista Luca Leoni Orsenigo in un dibattito sulla questione morale agitò il famoso cappio in aula. Questo sì (forse) poteva essere materiale per una discreta trama western.

Bisogna registrare anche un episodio meno in linea con la qualifica di ‘ministro dell’Armonia’ che Giuseppe Tatarella si sarebbe guadagnato solo in seguito. Nel 1991 il deputato strappò i fogli dalle mani del deputato Svp Benedikter durante la discussione del pacchetto per l’Alto Adige.

Il primo scontro in aula della seconda repubblica avviene, tuttavia, il 20 ottobre 1994. Francesco Storace passò si scagliò contro Mauro Paissan, che aveva accusato il Polo di essere popolato da “tangentisti del diritto dell’informazione”. Storace avrebbe poi accusato l’altro di averlo “graffiato con le sue unghie laccate”.

Volete sapere la cosa più divertente? Tutti questi politici, chi prima, chi dopo, si sono sempre riempiti la bocca con frasi del tipo: “Bisogna rispettare le Istituzioni!”

Andando ancora più indietro nel tempo

Quando la Prima Repubblica era ancora in fasce, c’è stato lo storico episodio del 18 marzo 1949. A Montecitorio è appena passata l’adesione dell’Italia alla Nato. Giancarlo Pajetta, del Pci, si lancia contro un avversario, dando vita alla prima rissa repubblicana. A farne le spese anche qualche cassetto, usato impropriamente come arma da lanciare a media distanza.

Il primo aprile del 1952, poi, gli annali segnalano che il deputato Dc Albino Stella, coltivatore diretto, si getta contro il monarchico popolare Ettore Viola, colpendolo con un pugno.

Veniamo adesso a fine marzo marzo 1953. La “legge truffa” scatena gli istinti guerrieri a palazzo Madama. Dopo il voto, esplode la rissa con il ministro Randolfo Pacciardi che resta ferito.

Infine, non dimentichiamo quel “memorabile” giorno del dicembre 1981, quando, nel corso del dibattito sullo scioglimento delle associazioni segrete a seguito dello scandalo P2, si registra prima un attacco solo verbale di Tessari contro un questore del Pci. Nella rissa che ne segue, Roberto Cicciomessere guiderà l’assalto dei banchi del Governo. I commessi, gli sceriffi delle istituzioni, in quell’occasione, come in molte altre, riuscirono a fare muro e a respingere i deputati pronti a avventarsi su di lui.