Lo scandalo delle ong olandesi: “il mediterraneo è un cimitero, non uno sfondo per servizi di moda”

Polemica sulle campagne di sensibilizzazione di due Ong olandesi. Le immagini, ritenute inappropriate, sono state rimosse, e le due organizzazioni hanno chiesto scusa.

La copertina di Glamoria
La copertina di Glamoria ha creato polemiche per l'immagine utilizzata.

Si aprono le polemiche sulla campagna di Amnesty international e Medici senza frontiere in Olanda. La prima avrebbe infatti utilizzato modelle seminude sdraiate su salvagenti per le sensibilizzare sulla questione migranti. Medici senza Frontiere avrebbe invece usato immagini di volti noti truccati per mostrare i sintomi di Ebola, con l’intento di sensibilizzare riguardo a questa malattia.

Secondo Repubblica.it la filiale olandese di Medici senza Frontiere, Artsen Zonder Grenzen, ha dovuto interrompere il “face it” in cui attori ed influencer erano truccati mostrando i sintomi di Ebola. Tuttavia l’organizzazione ha fatto sapere che non aveva intenzione di prendersi gioco nè di malati mè di migranti.

La campagna di Amnesty Netherlands

Destino simile ha avuto la campagna di Amnesty Netherlands,che è stata accusata di essere “grottesca”. Così l’hanno infatti definita due attiviste di Safe Space, Alexia Pepper de Caires e Shaista Aziz.

Le accuse

L‘accusa è comparsa sul sito Media Diversified:ll Mediterraneo è diventato un cimitero per donne di colore, uomini, bambini . È incomprensibile che una delle ONG più ricche e potenti del mondo per i diritti umani lo abbia trasformato in uno sfondo per un servizio di moda. Le donne hanno partorito in giubbotti di salvataggio, hanno abortito in giubbotti di salvataggio e sono morte in giubbotti di salvataggio.”, facendo riferimento alla copertina del Magazine Glamoria, in cui la modella appare appunto sdraiata su giubbotti arancioni da salvataggio. Nella loro “An open letter to Amnesty International  from NGO Safe Space” le due attiviste hanno concluso chiedendo ad Amnesty Netherlands di rimuovere immediatamente l’immagine e ad Amnesty International di assumersi la responsabilità per il danno che è stato fatto, e di rilasciare una dichiarazione in cui si riconosce ciò che è avvenuto.

La risposta di Amnesty

La risposta di Amnesty non si è fatta attendere. In una nota ha infatti dichiarato “che la rivista ha banalizzato la sofferenza e i traumi che i rifugiati hanno vissuto in fuga dalle loro case, in particolare le donne. (…) Siamo consapevoli che l’uso di giubbotti di salvataggio come sostegno era particolarmente doloroso per le persone che si sono affidate a questi per la loro sopravvivenza. Siamo profondamente dispiaciuti per questo.”

Redazione CiSiamo
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