Mafia, il potere di Settimo Mineo fermato dall’operazione “Cupola 2.0”

La parola di Settimo Mineo poteva modificare le sorti di un qualsiasi incontro tra persone. Il suo potere è stato fermato ieri con l'operazione "Cupola 2.0".

Mafia barcellonese
Mafia barcellonese

Settimo Mineo era diventato un punto di riferimento a Palermo. Per ottenere uno sconto di locazione diverse persone, infatti, si rivolgevano al boss, ma non solo. Recupero della merce rubata e anche per ottenere il pagamento di un credito: tutto dipendeva dalla sua parola. L’arresto dell’uomo, che si tenuto nella giornata di ieri, ha permesso di bloccare il nuovo capo della Commissione provinciale di Cosa Nostra.

Chi è Mineo?

Mineo, capo del mandamento di Pagliarelli, ritenuto l’erede di Totò Riina, è finito in carcere nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Cupola 2.0” condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Palermo.

Mafia, uno dei tanti episodi

Il vecchio boss della mafia ascoltava e imponeva il suo controllo sul territorio. Nel maggio del 2015, accompagnato dal suo autista e factotum Matteo Maniscalco, si recò in un’autofficina in via Ernesto Basile. A chiedere il suo intervento fu un cliente del meccanico, proprietario di un veicolo rimasto danneggiato in un incidente, che con il titolare dell’officina concordò per ottenere un risarcimento maggiore rispetto all’effettiva entità del danno.

Il meccanico si impegnò, una volta ottenuti i soldi dalla compagnia assicurativa, a consegnare 500 euro al proprietario dell’auto, ma quel denaro non gli venne mai versato. Così l’automobilista decise di rivolgersi proprio a Mineo. E l’intervento del capo dei capi fu risolutivo. «Mi hanno chiuso oggi la pratica – si giustificava il meccanico con Mineo – mi hanno levato cinquecento euro» spiegando di aver ricevuto un indennizzo inferiore a quello che avevano preventivato. A fronte di una fattura presentata per una somma di 6.891 euro, gli erano stati liquidati solo 6.300 euro.

Redazione CiSiamo
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