Il consumo di carne fa male al pianeta: ma cosa ne sarà dei lavoratori?

Solo se tutti pensassimo a una dieta più equilbrata potremmo averne dei benefici: l'industria sarebbe costretta a seguire la domanda

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Avere un’alimentazione il più possibile variegata è un importante beneficio per tutto il nostro organismo, che può contare su tutti i nutrimenti necessari. Periodicamente però si sente dire di come sia importante evitare un consumo eccessivo di carne, nella convinzione che questo possa danneggiare il nostro corpo. In realtà questo non sarebbe l’unico effetto prodotto. A farne le spese sarebbe infatti anche il Pianeta, come ci ha tenuto a precisare l’Onu nel 2019 con il sesto Global Environment Outlook. Cosa genererebbe questa situazione? Gli attuali modelli di produzione e consumo, che non sono più sostenibili.

Nel 2016 i ricercatori della National Academy Of Science statunitense hanno calcolato l’efficienza energetica della produzione della carne: l’1,9% delle calorie dei mangimi si converte in prodotto animale. Ogni 77 proteine contenute nei mangimi che potrebbero essere usate per l’alimentazione umana, solo 58 finiscono nella bistecca. Non mancano però le parti completamente sprecate: secondo gli ultimi dati diffusi dalla Fao si arriverebbe a toccare una percentuale pari al 20%. E qui i numeri sono davvero preoccupanti, come rivela Milena Gabanelli nel suo articolo sul Corriere della Sera: l’equivalente di quello che oggi mediamente consumano un miliardo e mezzo di persone.

I lavoratori sono a rischio?

Secondo l’Onu, senza correttivi entro il 2050 il consumo di carne bovina aumenterà del 69%. I forum mondiali hanno però obiettivi ben diversi e vorrebbero, almeno entro il 2050, arrivare a una riduzione dei consumi pari al 50%.

Riuscirci appare però quasi un’impresa, a meno che a farne le spese siano i tantissimi lavoratori impegnati nella filiera (allevamenti, macelli, trasformazione, confezionamento, trasporti, grande distribuzione, produttori di mangimi, veterinari, farmaci).

La Fao ha comunque provato a dare qualche suggerimento in merito: rimuovere i sussidi economici statali al settore zootecnico nei paesi più sviluppati, riconvertire i terreni dove le produzioni di mangimi stanno sfigurando il pianeta, e contemporaneamente dare più attrezzature a quelle popolazioni dove c’è un allevamento di sussistenza per renderlo più profittevole.

Un piccolo aiuto, anche se parziale, dovrebbe arrivare dai consumatori stessi. Questi infatti dovrebbero pensare di avere una dieta più equilibrata per il beneficio di tutto, ma farlo in tempi brevi non sarebbe così facile. L’industria sarebbe comunque costretta ad adeguarsi pensando di dover inevitabilmente muoversi per soddisfare la domanda.