Il divieto di fumo all’aperto serve davvero? Gli scienziati sono favorevoli

La proposta avanzata nei giorni scorsi dal sindaco di Milano Beppe Sala potrebbe avere effetti positivi soprattutto per chi deve convivere con il fumo passivo

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Il fumo fa male anche in modo passivo (Foto: Pixabay)

“Entro il 2030 non permetteremo di fumare all’aperto, da subito alle fermate”, questo l’annuncio fatto dal sindaco di Milano Beppe Sala pochi giorni fa, ormai sempre più intenzionato a fare qualcosa di concreto per il benessere dei cittadini e del’ambiente che ci circonda. Idee concrete, che non si limitano quindi solo ai blocchi del traffico introdotti periodicamente o all’invito ai negozianti a tenere chiuse le porte dei negozi per ridurre gli sprechi, ma inevitabilmente destinate a fare discutere.

Non manca però chi non è del tutto d’accordo con la misura, che introdurrebbe ulteriori limitazioni ai fumatori, ormai da tempo costretti a rispettare il divieto di accendere una siguretta all’interno dei locali pubblici.

Un’idea che divide

Fumare fa male, questo è un dato di fatto che viene costantemente ricordato a chi è affetto da questo vizio ogni volta che si ritrova un pacchetto tra le sigarette tra le mani. Dire addio del tutto a questo modo di agire è però tutt’altro che semplice e spesso chi ci ha provato a resistito per un po’ per poi tornare a esserne dipendente.

Un aiuto alla salute, compreso di chi vive fianco a fianco con un fumatore e respira quindi il tabacco in modo passivo è arrivato però dalla legge. Ormai da diversi anni, infatti, è proibito fumare all’interno dei locali pubblici, una norma sottovalutata, ma che ha avuto effetti importanti. L’idea di uscire al freddo durante l’inverno o sotto il caldo afoso in estate spesso fa già da solo da deterrente.

Questo però non sembra bastare al sindaco di Milano Beppe Sala, intenzionato ad allargare la norma alle fermate del bus e, in ottica futura, anche allo stadio. Le polemiche anche in questo caso non sono mancate, ma il progetto potrebbe avere davvero effetti positivi.

Il pensiero degli esperti

Introdurre il divieto di fumo in strada può sembrare un nuovo intralcio per chi è abituato ad accendere più di una sigaretta durante la giornata, ma può avere in realtà effetti positivi. A confermarlo è uno studio sulle polveri sottili presentato nel 2016 da Roberto Boffi dell’Istituto dei Tumori di Milano.

Lo scienziato, infatti, aveva analizzato le differenze tra via Pontaccio e via Fiori Chiari, situato a poca distanza l’una dall’altra, ma con una caratteristica rilevante che le distingue l’una dall’altra: nella prima passano decine di veicoli ma non i pedoni, mente nella seconda si verifica la situazione contraria. Il passaggio dei pedoni, però, inevitabilmente, favorisce le abitudini dei fumatori.

Proprio questo elementi rende via Fiori Chiari più inquinanta dell’altra. Il dato diventa ancora più accentuato, come pubblicato su “European Respiratory Journal”, nelle ore serali, momento in cui i ristoranti sono aperti e diverse le persone presenti.

La conclusione degli studiosi appare quindi chiara: “Poichè i livelli di materiale particolato erano differenti nelle due aree solo durante le ore serali, quando un grande numero di fumatori si affollava nell’area pedonale, abbiamo assunto che il fumo di sigaretta ha contribuito a questo risultato. L’ipotesi è stata rinforzata dalla forte correlazione di materiale particolato con il numero di sigarette fumate dai pendoni, e dalla presenza di vapore di nicotina nell’area pedonale ma non in quella aperta al traffico“.

I ricercatori sembrano quindi concordi, come individuato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sulla necessità di fare qualcosa di concreto per la salute di ognuno di noi. Il problema coinvolge soprattutto chi è esposto, anche involontariamente, al fumo passivo, che potrebbe quindi essere ridotto anche con divieti appositi. Con buona pace dei fumatori.